
Si narra che quando cadde il muro e le due Germanie si riunirono, da Oriente arrivarono persone che non avevano mai mangiato una banana. Guardavano estasiati il lungo frutto che i poco forniti mercati dell’Est in tanti anni di economia centralizzata non avevano mai venduto. Penso che assaggiare la dolce polpa di una banana deve essere stato come gustare la fine di un sistema durato cinquant’anni. Tra i due sapori, preferirei sperimentare il secondo, perché ho trovato il primo sulla mia tavola fin da bambina.
Nelle nostre case la banana - insieme all’arancia - è stata uno dei frutti fondamentali, molto prima che i tedeschi conoscessero la sua esistenza. Noi cubani non avremmo abbattuto un muro per addentarne la superba consistenza, ma dobbiamo a lei se negli anni Novanta la nostra alimentazione non è stata ancora più frugale. Il “purè” fatto con le varietà chiamate “macho” o “burro” è stato, per settimane, il solo alimento per il mio corpo adolescente. Come beneficiaria delle sue virtù, vorrei erigerle un monumento, anche se per costruirlo dovessi importare un esemplare dal Costa Rica e usarlo come modello per la meritata statua.
Non vedo una banana da settembre dell’anno passato, quando gli uragani rasero al suolo le piantagioni. Non voglio credere che, dopo aver resistito ai disastrosi piani agricoli e agli sfortunati incroci genetici, finiremo per perdere le banane proprio adesso. Questo frutto che è riuscito a superare gli esperimenti del Grande Agricoltore in Capo, non può morire per colpa di un paio di cicloni. Ho il timore che siamo - come i berlinesi del 1989 - sul punto di sospirare ansiosi dietro al sapore della banana.
Traduzione di Gordiano Lupi
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ESCRITO POR DAVIDBOS.
Aún cuando la historia la escriben los que ganan, el comunismo, como todo mal, tendrá su fin. Entonces la historia habrá de ser implacable con él y con el hipócrita doble estándar del “Cuarto Poder”, ese que en los países civilizados alardea de una imparcialidad que no practica y de la gran farsa de una supuesta lucha por la verdad y la justicia social, la cual es un bochorno histórico.
El mismo “Cuarto Poder” que se hace cómplice en Cuba, callando lo que debía gritar. Guardando un silencio cobarde, ante la barbarie de un sistema, que no sólo ha destruido a lo que otrora fuera una próspera nación, sino que con el apoyo de su de facto aprobación, la ha ayudado a extenderse como una contagiosa pestilencia, por todo el continente americano
Son muchas las razones que podrían explicar el fracaso del comunismo, ya sea: marxismo leninismo, “invasión hostil” fidelismo, “dictadores constitucionales” o comunismo científico.
Y es que el fracaso del comunismo se debe simplemente a que el hombre no crea con las manos atadas y no produce cuando no puede quedarse con buena parte de su esfuerzo personal. De ahí que el comunismo no produzca riquezas y que esté destinado, debido a la falta del incentivo individual, a la inevitable pobreza colectiva que lo ha caracterizado donde quiera que este se ha implantado. Pobreza y fracaso, de lo cual Cuba es el mejor ejemplo.
Y digo mejor ejemplo porque en 1958, un año antes del holocausto cubano, con una población de 6,630.921 y un ingreso nacional anual de $2,122,000,000, Cuba alardeaba del porcentaje de inmortalidad más bajo de América, incluyendo los EEUU con solo 5.8 muertes por mil habitantes.
Cuba tenía un médico por cada 980 habitantes, el segundo lugar en América y contaba con 55 hospitales provinciales públicos, 28 hospitales infantiles y cientos de clínicas privadas cuyo innovador concepto trajimos a Miami durante el éxodo de los 60’ y el cual se ha extendido por todos los EEUU.
El ingreso per cápita promedio del cubano era más alto que el de México, Brasil, Japón e Italia y el peso cubano era considerado moneda dura y cotizado a la par del dólar.
En 1958 La UNESCO reconoció a Cuba como la primera en América en por ciento de ingreso nacional dedicado a la enseñanza y por tener el mayor número de mujeres estudiantes universitarias asistiendo a 13 universidades y 297 centros de educación secundaria.
La educación en Cuba era gratuita entonces y todos los niños disfrutaban del desayuno escolar. En la actualidad no tienen desayuno y las escuelas son centros de adoctrinamiento pagados por los propios alumnos con trabajo “voluntario” en el campo.
Contábamos con 58 periódicos con una tirada de 176,000 ejemplares diarios y cientos de revistas y periódicos de menos circulación. 160 estaciones de Radio, 24 estaciones transmisoras de televisión, incluyendo la primera de América en colores, la cual funcionó en Cuba un año antes de que existiera en los EEUU hasta que fue desmantelada y enviada a Rusia para copiar su moderna tecnología.
Cuba tenía 16 estadios provinciales sin contar la Ciudad Deportiva en la Habana completada en 1957, la cual contaba con un Domo de Hormigón y acero, cuyo tipo de construcción no se había realizado en los Estados Unidos todavía. 161 centrales azucareros, hacían de Cuba la mayor exportadora de azúcar en el Mundo. Hoy la tienen que importar para cumplir con contratos pendientes con Rusia.
Además contábamos con 287 minas en explotación, 52 destilerías, 96 fábricas de vino, 6 fábricas de cervezas, fábricas de cemento. 5 fábricas de pintura, 24 fábricas de tejidos de punto y confecciones, 1000 fábricas de tabacos, 24 fábricas de cigarros. En ese año de 1958, Cuba produjo 3,431,000 quintales de arroz, hoy tienen que importarlo. Tercero en América con un automóvil por cada 28 habitantes. En el 58’, Cuba tenía más de 6,000,000 de cabezas de ganado vacuno, una vaca por cada cubano. En la actualidad el poco ganado que queda es custodiado por el ejército y la penalidad por poseer carne de res es 20 años de cárcel.
Estos datos, extraídos de los archivos de la UNESCO y disponibles al público en general hablan por sí mismo. Y cada una de estas estadísticas, por comparación con lo que no existe hoy en Cuba, demuestra el descomunal fracaso de la doctrina marxista en cada una de las áreas: sociales, económicas y políticas de la Isla esclava.
Nadie que examine estos datos, puede concebir que la vida de los cubanos ha mejorado con la revolución comunista, pero lo que sí es inconcebible es: que los órganos mediáticos como la CNN y otros, los cuales mantienen corresponsales en la Habana, no reportan la verdad del fracaso comunista
la sindrome di cui voglio parlare e quella da IDENTIFICAZIONE CON L’AGGRESORE molto studiata in pscoanlisi, in questo caso ci si identifica con la bestia imperialista per non vedere se stessi in lei e si rovesciano le contraddizioni contro Cuba per non veder la dittature esterne che con l’embargo pure hanno prodotto il male della scarsita dei beni in quell’isola… Yoani è molto ma molto malata di questo e per lei non esiste cura se non il potere imperialista e la reazione!
(ho copiato e incollato da una mia parte di post dell’articolo precedente, lo trovavo adeguato a descrivere il soggetto patologico e reazionario della personalità di Yoani Sanchez.. )
Trovo strano come si possa definire “patologico” e “reazionario” uno scrittore capace di descrivere la realtà in cui vive. Credo che le patologie siano ben altre. Vorrei essere malato pure io della malattia di cui soffre Yoani e che ha solo un nome: genialità letteraria. A me manca, ne sono consapevole.
Lupi
…
però lo sforzo di leggere un pò indietro, quelli come libecub dovrebbero farlo, solo x non fracassarlo più di tanto con le stesse cose di sempre,,,, ma non vi bastava la versione spagnola?
g,
Marco il rosso stai zitto per un giro per favore. Fai un pò di penitenza che hai spappolato un pò a tutti. Se parli, prova a dire qualcosa che hai pensato, senza fare copia e incolla. E non ripetere come un pappagallo altrimenti ci fai scappare tutti.
Nessuno ha detto una sola parola sull’intervento di Patriuska Soloviev. Invece di scriverci uno sull’altro, perchè nessuno parla della sua lettera aperta? O non conoscete lo spagnolo e quindi la cultura cubana (molti dicono che se non conosci la lingua di un paese non potrai mai capirlo a fondo), oppure siete rimasti senza parole e non sapete cosa dire.
Giuseppe, quanto a dire le stesse cose, però, anche chi sbandiera discorsi comunisti stile anni Settanta non fa di meglio. Yoani - a mio modesto parere - dice qualcosa di nuovo, almeno ci prova. Racconta il quotidiano ed è la cosa che le riesce meglio. Da un punto di vista squisitamente letterario a me piace molto la sua ironia. Il Grande Agricoltore in Capo è un’immagine metaforico - ironica stupenda. Mi ricorda un vecchio libro di Zoé Valdés (maledetta memoria, non rammento il titolo, ma forse è LA VITA INTERA TI HO DATO) nel quale la grande scrittrice cubana raccontava tutti i fallimenti e le invenzioni di politica agricola del Comandante: le super mucche, per esempio. Pure Cabrera Infante aveva fatto qualcosa di simile.
Gordiano
genialita letteraria banane e muro di berlino? ahahahahahah
falcao invece di offendere e minacciarmi se conosci cio di cui scrivo e possiedi quindi possibilita e la facoltà di ragionarci rispondi pure altrimenti vai tu a farti un giro puoi sempre giocare a giocare a palla!
APPUNTI SPARSI SU Zoé Valdés
(da un mio vecchio articolo pubblicato su STILOS)
Tra i cubani in esilio la scrittrice più importante resta Zoé Valdés, una delle voci più originali ed espressive della narrativa caraibica. Zoé Valdés pubblica i primi libri in Francia, dove lavora nella delegazione cubana dell’Unesco e nell’Ufficio culturale dell’Ambasciata cubana. Il governo non li gradisce perchè giudicati troppo sarcastici e la scrittrice viene costretta ad abbandonare Cuba per trasferirsi definitivamente a Parigi. Zoé Valdés oggi è cittadina francese e lavora per la costruzione della Terza Repubblica Cubana insieme al poeta William Navarrete e ad altri esuli cubani. In Italia non sono reperibili molti libri di questa raffinata autrice allieva di Lezama Lima tradotta con successo in tutto il mondo. Café nostalgia (Frassinelli) è purtroppo esaurito ed è forse il suo testo più lirico e spietato. Si trova ancora Il nulla quotidiano, edito da Giunti, un romanzo di vita, malinconico e ironico al tempo stesso, che racconta la tristezza del cubano costretto all’esilio. “Vengo da un’isola che voleva costruire il paradiso e invece ha realizzato l’inferno”, fa dire l’autrice al suo personaggio femminile, tra le pagine dolorose di un romanzo che critica aspramente la deriva rivoluzionaria. Zoé Valdés ha un rapporto ambiguo con un’isola che costringe i suoi figli a emigrare, ma che resta il solo luogo dell’anima dove desidera tornare. La protagonista si chiama Patria ed è figlia di un padre comunista e di una madre che quando è nata l’ha avvolta nella bandiera cubana che ha avuto dalle mani di Che Guevara. Il romanzo descrive un quotidiano fatto di sogni che svaniscono nel niente, di amori con traditori e nichilisti, di letteratura e amiche come la gusana (vengono chiamati così i cubani che fuggono) che dall’estero rimpiange il modo di vivere cubano, ma non certo un assurdo regime da cui è fuggita. Il nulla quotidiano è il romanzo di formazione di una scrittrice che decide di raccontare ciò che non va nel suo paese e di fare i conti con la sua storia. Di Zoé Valdés è interessante anche La vita intera ti ho dato (Sperling), una sorta di feuilleton caraibico che racconta un amore eterno, ma al tempo stesso realizza l’affresco eccellente di una Cuba in via di disfacimento. La Valdés parla della vita di Cuca che scorre a tempo di bolero e si dipana secondo i ritmi più languidi della sua terra, ma la storia della protagonista è soltanto una scusa per raccontare cinquant’anni di storia cubana. L’amore di Cuca e di Juan (che prima abbandona e poi ritorna dalla sua donna), la figlia da crescere, le amiche, il trionfo della rivoluzione, i russi, il periodo speciale. Il lettore sorride quando la scrittrice afferma che “la vita è un treno di delusioni e i biglietti sono gratis”, ma anche quando chiama la rivoluzione con l’abbreviativo di rivo o di rivo-lozione e ironizza su “un popolo che - secondo certi propagandisti della fame - è sempre felice pure in mezzo a tante mancanze”. Si ricordano toccanti descrizioni dell’Avana come “città divenuta macerie e polvere”, ma sono notevoli anche le pagine dedicate ai tornados tropicali che si abbattono su costruzioni cadenti e le spazzano via. La Cuba che viene fuori da queste pagine è un’isola nelle mani di un vecchio dittatore che ogni giorno decide quale bislacco futuro costruire per il suo paese. Una volta lancia l’idea delle vacche da latte che produrranno il prezioso alimento ventiquattro ore su ventiquattro, un altro la campagna per la zafra e la canna da zucchero, un altro ancora le restrizioni per tutti e la libreta come unica soluzione ai problemi nazionali. Di Zoé Valdés ricordiamo anche Tu, mio primo amore (Frassinelli, 2002) e Gli orecchini della luna (Mondadori Junior), pure se non sono libri di facile reperibilità.
Gordiano Lupi
Gordiano se dici che sono rimasto agli anni 60 non mi dispiace neanche più visto che il sistema capitalista, che per voi resta la misura della democrazia da esportare invece è tornato agli anni 30, quelli della catastrofe economica, delle guerre e dei fascismi indiscriminati.. come vedi rispetto alla tua ideologia rimango pur sempre avanti!
Marco il rosso ma non lo vedi che siamo andati tutti via? Resta solo Lupi per dovere di ospitalità. Ma da dove sei venuto fuori? Prova a stare zitto per pietà!
…
però la Cuba reale nn è in mano ad un bislacco vecchio che sperimenta follie,
almeno su questo dovremmo esserci,
gli errori a volte sono stati evidenti,
almeno quanto lo sono stati i successi,
ma capire ciò che si ha e come lo si può meglio usare è necessario,
Cuba ha una moderna Costituzione Socialista ed ha uno Stato impostato su criteri di democrazia popolare,
questa è un’opportunità e una responsabilità che il Paese ha
anche verso chi nel Continente vede Cuba ed il suo status come esempio per uscire dalla centenaria sudditanza, divisione e conflitto non solo sociale…
Patriuska scrive cose interessanti ma maneggiare un idioma non è sufficente a tradurre un lungo paragrafo con espressioni particolari, serve un traduttore, che abbia anche rispetto del senso oltre che della grammatica…
g,
Falcao se proprio non riesci ad elaborare niente di sensato prova a stare zitto tu invece di continuare a parlare unicamente per dirmi di stare zitto!
ritorna a giocare con cicinho e zico
Per non parlare della coltivazione di tabacco salvata in extrimis da zino davidoff. Scusa gordiano ma perchè esce il nick della cubana dargys e porta la tua firma?
marco il rosso eres la peor clase de comemorronga que encontre en mi vida. callate de una vez mamatranca y marisa de carambola y de azotea singao y melonpartido por 2 fulas
“il mio regno per una banana”: non penso che il prezzo per strumentalizzarne la mancanza per la Sanchez sia però quello di una banana..
lei stessa tradisce il suo inebriamento di potere dicendo di essere in odore di crollo paragonando la Cuba al Muro!
fiutando un posto al sole dalle sue viscere rabbiose… altro che banane poi!
i sogni non si negano a nessuno.. gli incubi ai cubani invece si!
…
l’aneddoto citato da Yoani all’inizio post sarà letterario però non è reale,
la Germania dell’est importava grandi quantità da Paesi africani in cambio di aiuti tecnologici, tra cui le banane,
e l’economia tedesca è stata in genere in grado di soddisfare, pur nel grigiore della Stasi, le esigenze alimentari e materiali dei tedeschi democratici,,,,
i frigo ed i tv lì prodotti ottenevan lo status di prodotto competitivo, con l’ovest ovviamente
g,
Questo post di Yoani mi ha fatto pensare a uno dei post del suo “Cuba Libre”; “Caccia al tesoro”. Lì, però, si parla di limoni. Yoani ha mal di gola, vorrebbe bere del semplice the col limone. Vaga per ore alla ricerca di un agrume, ma non lo trova. Non riesce a scovare un limone nonostante un’attenta ricerca. Conclude con una domanda: “Conservo la speranza o mi rassegno e dimentico il sapore dei limoni?”.
Ho il sospetto che prevarrà sempre la speranza.
…
berlino est, per anni è stata rifugio per chi a ovest provava a contestare, veniva accolto e rifocillato, migliaia di giovani negli anni 70 ne hanno usufruito x sfuggir alla repressione,
ma di questo non se ne sa molto,
più semplice ripercorrere luoghi comuni triti e ritriti,,,, di là non avevan neanche le babane, eran tristi e schiavi di una burocrazia e vivevan al buio!!
non era così, e mistificare alla fine crea problemi di coerenza a chi lo fa di metodo non a chi lo subisce,,,
il sospiro dei Berlinesi non era diretto al profumo di banana, ma al’idea di esser un popolo e un Paese diviso in due da una invisibile cortina di ferro responsabilità di entrambi i Sistemi, in entrambi i quali i giochi rimasero molto duri per anni,
dicevo che Yoani somiglia alla Merkel, ma la Angela errori di valutazione, anche se letterari, non ne ha fatti molti, infatti è Cancelliere…
g,
Sarà una concessione poetica quella della banana?
LUIS CUESTO TE LO POSO SPIEGARE CON MOLTA FASCILITA IO SONO LA MOGLIE DI GORDIANO E PERSCIO SCRIVIAMO DALLO STESO APARECHI SGANGERATO AVOLTA CAPITA CHE SI DIMENTICHI DI TOGLIERE IL MIO NOME SE CI VUOI CONOCERE SONO SU INTERNE CON MIO MARITO.
DARGYS CIBERIO
ROSO IO O RISPOSTO ALA RUSA IN ESPAGNOLO (CHE TRA L’ALTRO LA SUA LETERA ERA MOLTO OFENSIBA PER TUTTE LE DONNE CUBANE)
DARGYS CIBERIO
PER TITTY, SEI SEMPRE DI UNA DELICATESA UNICA DALLE TUE PAROLE SI BEDE CUANTO TU SIA EDUCATA
DARGYS CIBERIO
HA DOVUTO PARLARNE ANCHE LUI!!!
Le dimenticanze della bloggera di moda, Yoani Sanchez
Scritto da Gianni Minà
Non tanto per l’informazione a Cuba, ma per la disinformazione che regna in Italia, mi ha colpito il candore di un lettore del mio sito che giudica il lavoro di Yoani Sanchez, “la bloggera che sfida Castro”, scevro da ideologie o interessi poltici.
Basterebbe, infatti, la propaganda che le viene fatta nel nostro paese per capire la portata dell’operazione che è stata messa su.
C’è un intero continente con tutti i nuovi presidenti finalmente presentabili dell’America latina che non solo chiede agli Stati uniti la cancellazione dell’embargo, ma si sta battendo anche per il rientro di Cuba in tutti gli organismi dai quali l’isola era stata prepotentemente esclusa per volere proprio degli Stati uniti.
Questi presidenti, da Lula a Chavez, a Evo Morales, a Correa, ma anche dall’argentina Kirchner alla cilena Bachelet, o all’ex vescovo Lugo, sanno perfettamente che Cuba ha raggiunto in questi anni standard d’eccellenza nell’educazione, nella sanità, nella protezione sociale, nella cultura, nello sport, che questi premiers ancora sognano per i loro paesi, pur essendo più ricchi e non feriti da un blocco economico insensato e ingiusto.
I ragazzi cubani che Yoani Sanchez sostiene vivono solo privazioni sanno perfettamente, infatti, che queste conquiste sociali rendono Cuba, pur con tutti i suoi errori, diversa, più libera, dai paesi che invece, negli anni, sono stati prigionieri del neoliberismo e del mercato, come quelli delle villas miserias delle grandi città o come i trenta milioni di bambini randagi del continente.
Yoani Sanchez, nei suoi articoli, fa finta di non saperlo.
Forse è per ribattere questo tipo di dimenticanze che ho attraversato recentemente l’isola, da l’Avana a Guantanamo, con una mia troupe per realizzare un documentario non banale sulla Revolucion nell’era di Obama, ed ho scoperto che non solo la Sanchez è pressocchè sconosciuta, ma perfino i tanti ragazzi latinoamericani e non che studiano a Cuba (perchè nei loro paesi non potrebbero farlo) alla Scuola di medicina latinoamericana o alla Scuola d’arte di Bayamo, come alla Scuola di cinema, o nella stessa Università di Stato, non capiscono che cosa vorrebbe dimostrare questa bolggera di cui io spiegavo l’esistenza e la risonanza in Italia.
Per anni io ho sentito parlare, per esempio, da parte dei radicali italiani e di quella parte di “eredi” del nostro PC ora pentiti, di “dissidenti” come per esempio l’associazione delle “Donne in bianco”. Bene, recentemente si è saputo che la leader di questo gruppo di opposizione alla Rivoluzione, Martha Beatriz Roque, prendeva una ricca prebenda mensile da Santiago Alvarez, un terrorista al servizio della parte più retriva degli anticastristi di Miami, recentemente arrestato e condannato a quasi quattro anni (poi ridotti a due anni e mezzo) perchè scoperto con una macchina piena di esplosivo che, a suo dire, doveva servire per alcuni attentati nell’isola.
Poichè Santiago Alvarez era in carcere, nei mesi in cui era ancora presidente Bush Jr, i soldi si è offerto di anticiparli il capo dell’ufficio di interessi del governo degli Stati uniti a l’Avana, Michael Parmly.
Non mi sono sorpreso perchè ogni anno della sua presidenza Bush ha stanziato milioni di dollari per “un cambio rapido e drastico a Cuba” (140 milioni nel 2007, 45, data la crisi economica, nel 2008).
Molti di questi soldi venivano rubati dalle presunte organizzazioni per la democrazia a Cuba (come ha scoperto Barack Obama ordinando un’indagine), ma evidentemente buona parte è servita per “ungere” chi poteva creare malessere nella società cubana, certo non perfetta e ancora non libera da contraddizioni.
Non siamo più nell’epoca in cui veniva messa in piedi contro la Rivoluzione, come nel 2003, una vera e propria “strategia della tensione” con dirottamenti di aerei e sequestri del ferry boat di Regla, ma c’è ancora uno sforzo palese per controbbatere il vento di simpatia, nei riguardi di Cuba, che attualmente spira nel continente latinoamericano e anche nella parte progressista degli Stati uniti.
Dispiace che tutto questo non lo abbia considerato anche l’Unità che, avendo fra i collaboratori un grande conoscitore delle nazioni a Sud del Texas come Maurizio Chierici, questa realtà la avrebbe potuta approfondire facilmente anche se, erroneamente, il giornale cita spesso Freedom House, un’agenzia sovvenzionata dai governi di Washington, come riferimento indiscutibile per dare le pagelle sulla libertà di stampa. E lo fa perfino con paesi, in questo settore più che carenti, come il Messico e la Colombia.
Perchè se a Cuba c’è la bloggera, in Messico o in Colombia, nazioni allineate sulle vecchie poltiche degli Stati uniti e dei farisei europei, l’eliminazione dei giornalisti non graditi ai regimi di Uribe e di Calderon che li governano, è uno sport ancora molto praticato e che, ogni anno, fa registrare una trentina di cronisti ammazzati (record mondiale).
A loro mai nessuno, però, ha chiesto di tenere una rubrica su Internazionale.
A tutti coloro che non apprezzano gli articoli di Yoani Sanchez: smettiamo di fare commenti su questo blog così la rivista “Internazionale” ed altri media non potranno più affermare che “Generazione Y” è un blog letto da migliaia di persone.
marco74 QUI NESUNO OBLIGA A NESUNO A LEGGERE CUESTO BLOG, SE ATE NON PIASCE PERCHE LO LEGGI?
LA SOLUSIONE E SEMLPISCE NO LEGGERE , GRASIE AL CIELO ESISTE TANTA GENTE CON APERTURA MENTALE E CON LA BOGLIA DI CONOSCERE LA REALTA DI CUBA.
TU TI ARRAVI PERCHE LE PERSONE COME TE NO POSONO PIU TAPPARE IL SOLE CON UN DITTO E CUESTO VI DA FASTIDIO,PERCHE CI SONO SEMPRE PIU CUBANI CHE STANO ALSANDO LA LORO BOSCE PER FARLA SENTIRE AL MONDO INTERO (E NESUNO E PAGATO DALLA SCIA COME PIASCE DIRE A GIANNI)
LA SALUTO
DARGYS CIBERIO
Si dargys, lo immaginavo che fossi la moglie di Gordiano. Sicuramente ti verrò a trovare sulla pagina di tuo marito. a presto.
Mayo 6th, 2009 en 08:57
CARTA ABIERTA AL GOBIERNO DE CUBA
Categorías: General
La Habana, 27 de abril del 2009
Carta abierta al Gobierno de Cuba
Como ciudadanos cubanos, en correspondencia a los tiempos actuales y en beneficio de nuestro pueblo, pedimos al gobierno dejar a un lado las diferencias ideológicas que nos contraponen y pensar realmente en el bienestar de los cubanos todos, o sea todos aquéllos que integran la nación cubana, tanto en Cuba como en el exterior.
Las relaciones políticas entre Cuba y Estados Unidos han tenido variaciones importantes con la asunción en ese país de un gobierno favorable al cambio. Lo evidencia los pasos de buena voluntad que ha dado el Señor Barack Obama en el levantamiento de restricciones de viaje a los cubanos americanos y en el envío de remesas.
Tales medidas benefician grandemente a las familias cubanas, que ahora pueden viajar cuando lo deseen y enviar a Cuba remesas familiares sin limitaciones en monto, no violar leyes, impuestas por razones que hoy no están presentes.
Considerando estos aspectos y que corresponde al gobierno cubano dar los siguientes pasos, los que suscribimos solicitamos lo siguiente:
1- Hacer realidad el deseo de la gran mayoría del pueblo cubano de poder elegir libre y democráticamente a sus dirigentes, tener iniciativa económica y libertad de asociación, como ha sido solicitado en dos ocasiones a la Asamblea Nacional por lo miles de cubanos que respaldaron el Proyecto Varela.
2- Liberar a los presos de conciencia, muchos de ellos encarcelados por el mero hecho de pedir cambios como los que se incluyen en el Proyecto Varela.
3- Participar en el Diálogo Nacional que un grupo de luchadores políticos promovemos para mejorar el futuro de la Nación.
4- Disminuir el valor de los Pesos Cubanos Convertibles, lo que incrementaría el poder adquisitivo de la Moneda Nacional y con ello del salario medio de los trabajadores y aquéllos que reciben asistencia social.
5- Abolir el gravamen de un 20 % al cambio oficial de Dólares por Pesos Cubanos Convertibles, para mejorar la economía familiar de los cubanos dentro de la Isla y disminuir el sacrificio para los que viven en el exterior, quienes también sufren con este impuesto.
6- Realizar reformas migratorias que eliminen las vicisitudes que sufren nuestros ciudadanos para viajar al exterior y los que residen fuera para visitar el país.
En espera de una respuesta positiva,
Aida Valdés
Coordinadora Nacional de y ex Presos Políticos.
cuesto lo o prelevato dal blog in espagnolo
dargys ciberio
Visto che è stato richiesto in questo topic - riguardo all’intervento di tal Patriuska Soloviev - ho buttato giù una traduzione della sue interminabile lettera, a uso di chi non sia molto avvezzo con lo spagnolo.
Ho cercato di non tradire il senso come richiesto da giuseppe, mi pare, sacrficando un po’ la grammatica (spero che il moderatore mi perdoni).
Patriuska Soloviev (suppongo uno pseudonimo) si può trovare qui:
http://www.desconexioncubana.com/blogs/ronquidos/
A mio modo di vedere sembra delirante in molti passaggi e scade spesso nell’offesa gratuita e reiterata oltre ad elencare spesso una serie di luoghi comuni. Nella sua lunghissima lettera l’attacco è prevalentemente nei confronti della Sanchez, ma non solo. Gioca di sciabola questa Patriuska e mena fendenti, o colpi di machete per restare più adesi al tema, un po’ per tutti. Yoanis per prima, cui contrappone, un po’ forzatamente, il prigioniero di coscienza Elias Biscet che sublima, ma anche sui fratelli Castro, sul sistema cubano, sui cubani stessi, sul mondo cosiddetto capitalista. Insomma ce n’è per tutti.
Egregia Yoanis,
recentemente ho avuto occasione di vedere un tuo video preso da youtube in cui ci offri una lunga, vacua e irrilevante orazione sulla mancanza delle libertà di cui soffre Cuba e la repressione e coercizione che le autorità castriste, a tuo dire, ti risevano. E dico il minimo, perché tutto quello di cui ci parli già lo conosciamo, con la differenza però che questa volta chi ce lo descrive è una donna che pubblica un blog in Internet, che ha ricevtuto un premio internazionale (Ortega y Gasset del gruppo spagnolo PRISA) veramente molto ben retribuito, e che, fino a oggi e per sua fortuna non è al corrente delle privazioni penitenziare che Elias Biscet soffre quotidianamente. Ed è lì la cosa curiosa: chiunque ti ascolti e non conosca la vergogna cubana, potrebbe pensare che tu sia Oscar Wilde che ci parla dalle prigioni dell’Inghilterra vittoriana.
Oggigiorno persone come te o come Gorki (Leader di quello schifo musicale chiamato “Porno para Ricardo”) non hanno dimostrato nient’altro che sfacciataggine e capacità di approfittarsi assai volgarmente della “repressione castrista” per avere una rilevanza pubblica che alla fine risulta sovradimensionata per entrambi (tu come scrittrice, giornalista, cronista o intellettuale non vali assolutamente niente, siamo sinceri. Scusa la ruvidezza della mia affermazione ma davvero è così. Gorki, lontano dal solo avvicinarsi alla grandezza di altri gruppi rivendicativi come “The Clash”, è una pena musicale). I dirigenti comunisti vivono alle spese del popolo cubano e questo li identifica come criminali. Tu vivi approfittando di quell’oppressione (di fatto, ti mantieni economicamente grazie alla “supposta lotta” contro la tirannia castrista). I soldi continuano ad arrivarti dall’estero mentre tu ti diverti a sbattere padelle, a parlare di fesserie nel tuo blog e assistere ai concerti di quel sottosviluppato del tuo amico Gorki), cosa che ti mette in una posizione non molto degna a livello morale. Nel frattempo Elia Biscet stà in carcere, malato, isolato, abbandonato da tutti e, naturalmente, senza la possibilità di lottare contro Castro. LUI NE SOFFRE ADESSO, IN PRIMO PERSONA; NE SOFFRE PERFINO FISICAMENTE; LA SUA RIBELLIONE LA PAGA OGNI MOMENTO SULLA PROPRIA CARNE; non da un tranquillo dormitorio, riprendendosi n una macchina fotografica d’importazione e parlando di terribili oppressioni mentre scrive su un PC portatile ultimo modello, come accade nel caso tuo.
L’oppressione di cui parli esiste, ci credo che esiste. Ma non la conosci veramente al livello che vuoi farci credere, Nelle tue parole, nel tuo atteggiamento e nella tua attività, c’è molto di preparato, esagerato, finto… E’ come la povera interpretazione di una mediocre attrice. Non sa dargli un’impronta, non riesce a superare l’unidimensionalità cui riduce il suo personaggio. Esageri, cara Yoanis. Per questo lungo e noiosissimo film che stai recitando di ambizione ne avanza ma ti mancano dei pezzi. Penso che nemmeno aiuti molto a capire che coloro che hanno concepito il film, la sceneggiatura e la storia, abbiano commesso l’errore di caricaturizzare il tutto. Il Castrismo si manifesta da solo per la disprezzabile dittatura che è. Non risulta necessario il ricorso all’esagerazione, all’ipocrisia, alla falsità e alla menzogna. Con le tue pagliacciate discrediti il lavoro di opposizione che Elias Biscet rende sacro con il suo martirio. Esageri, veramente. Tu stessa dovresti essere cosciente di questo e metterti da parte prima che i poveri fessi che ti incoraggiano ti si rivoltino contro nello stesso giorno in cui coloro che ti finanziano si rendano conto che non sei più necessaria. Ma non puoi farlo. Hai cosa tanta ansia di protagonismo…Sei stata per tutta la vita una povera mosca morta e ora ti vedi in cima alla pubblica notorietà. Sembrano lontani i giorni in cui l’assenza di carisma e quel tuo fisico così scarsamente aggraziato ti ridussero a essere quel brutto anatroccolo che andava dove andava. Nemmeno però possiamo dire adesso che tu sia diventata un cigno immediatamente dopo la tua nuova e riuscita posizione. Diciamo che in ogni caso ti sarai trasformata in un avvoltoio. Entrambi sono volatili, si, ma ci sono uccelli e uccelli, carina.
E cosa dire delle tue candide e innocenti affermazioni sulla libertà e la democrazia nel mondo capitalista. Chi ti parla è una cubana con livello di istruzione universitario che vive in Spagna e vive del suo lavoro, un buon impiego con un buon stipendio. Che fortuna, dirai, Nessuna fortuna. Tu vivi mille volte meglio di me (soprattutto te che non fai nulla e vivi degli aiuti dall’estero). Ma lo sai che significa pagare l’affitto di dove vivi, che costituisce la terza parte del mio stipendio mensile? Sai che significa pagare per l’acqua corrente, la luce , il telefono? Sai che significa vivere a credito, proprio così, vivere in base a quello che guadagnerai dopo perché non ti bastano i soldi per il presente, in un mondo in cui i licenziamenti sono all’ordine del giorno? Lo sai che questo rappresenta la garanzia certificata di una prossima schiavitù? Qui si paga anche per respirare. E questo non il peggio. Il peggio è rendersi conto che qui, in questo mondo capitalista che tanto ammiri, (questa non è l’Arcadia, amica mia, né Cuba l’inferno. In medio stat virus, si usa dire), se un certo giorno perdi il lavoro e non hai con cosa pagare l’affitto o il mutuo ti buttano per la strada come spazzatura. Senza neanche pensarci. Qui nessuno ha garantita la casa, il cibo, né niente. Cuanto spendi per l’affitto Yoanis? Fino a che punto sei indebitata? E ascolta, e la sanità di cui hai bisogno quando ti senti male, ti costa molto? Si, lo so che Cuba c’è le case sono quelle che sono, che non ci sono sufficienti medicine e che certi alimenti scarseggiano… Assolutamente. Per questo credo che i cubani a Cuba staranno lavorando come matti per aumentare la produzione (per es. quella agricola) e con il sovrappiù dei prodotti agevolare l’esportazione e aver così la possibilità di importare dal Venezuela, Iran, Brasile o Bolivia quello di cui abbisognano. Ah no, aspetta, che i cubani non producono neppure il fabbisogno per loro stessi. Ah no, aspetta, che in un paese che è un giardino gigante e fertile come pochi nessuno lavora la terra. Ah no, aspetta, il fatto è che laggiù, semplicemente non lavora nessuno. Fanno finta di lavorare. Vanno al posto di lavoro, si mettono a far qualcosa per un po’ e certo senza sforzarsi e poi, a casa. E si lamentano dei loro stipendi che sono bassi. Né un fottuto peso dovrebbero ricevere. Credo, Yoanis, che siccome sei un intellettuale di prim’ordine e vuoi mettere in vista i problemi urgenti di Cuba, avrai già scritto di questo, descrivendo il popolo cubano come è: scansafatiche, indolente, apatico, irresponsabile, infantile, improduttivo, ipocrita, menzognero… Bene, per quello che vedo nel tuo blog non hai scritto una riga di tutto questo. Credo che col dire che la colpa della penosa produttività cubana sia dei castristi, ti riterrai un’analista di primo livello. A me non mi inganni, però. Sono cubana e ho vissuto tra cubani. Ma dove sono queste ansie di libertà, pluralismo politico e culturale del cubano? Perché nessuno da Cuba non ci chiede LIBRI invece di mp3 e PC portatili? Si, libri di saggistica sulle problematiche cubane, sui processi politici accaduti nei paesi ex-comunisti, sulle organizzazioni di reti sociali… In definitiva su qualunque materia che possa aiutarli a programmare un’alternariva ideologica, organizzativa e culturale? (Forse perché sarebbero semplicemente proibiti? NdT)… Molto semplice: perché il cubano di Cuba vuole solo scopare, bere, far festa, ballare; lavorare il minimo e divertirsi il massimo che può. Tutto il resto è pura demagogia. Sono decenni che il popolo cubano ha trascurato le sue responsabilità politiche e sociali (Dipende solo dal popolo? Mmmh… NdT) Ricorre al vittimismo, come scusa perenne. Il fatto è che abbiamo dato il potere a Castro e siamo stati incapaci di levarglielo, con decisione. E dove sono i gruppi di resistenza a livello interno? Dov’è la mobilizzazione universitaria? E le manifestazioni di protesta? Non più di tre padelle sbatacchiate di notte e quattro casalinghe vestite di bianco che girano in tondo come sceme. Niente di niente. (Ma se ha vissuto a Cuba tra cubani, sa che si sta parlando di uno Stato di Polizia, vero? NdT).
Ma andiamo oltre. Dimmi, Yoanos, mettiamo che un domani accada il miracolo e i castristi spariscono, che farà il popolo cubano? Si mette a lavorare come un matto per uscire dalla miseria materiale che denuncia e soffre? Pretende di partecipare alla creazione delle strutture istituzionali affinché la nascente democrazia non si riduca a un sistema partitocratrico come in Europa o negli USA? Vigila per garantire l’esistenza di uno Stato di Diritto e di un benestare che neppure conosce? Dove si troveranno gli importanti capitali che serviranno per ricostruire la nazione? Dai cubani stessi, sicuramente, no. Neppure dai più fortunati dell’esodo a Miami. Da un parte non hanno i soldi sufficienti, dall’altra sono più americani che cubani e non vedono troppa redditività in un simile ipotetico investimento, se per caso non te ne eri resa ancora conto, anima candida. E quindi, da dove arriveranno gli investimenti necessari? Dal capitale privato straniero e dagli aiuti dei paesi capitalisti e organismi come il FMI. Interessante, senza dubbio. Il FMI e le potenze straniere esigeranno che Cuba adegui la sua economia ai principi del liberalismo e del libero mercato, e le imprese straniere lavoreranno nell’isola semplicemente in base al principio della redditività. Dopo cinque lunghi decenni in cui tutti hanno avuto un impiego se lo avessero voluto, arrivano i forestieri e si mettono nelle imprese statali; i dirigenti cominceranno ad analizzare i documenti dei lavoratori dell’impresa; la maggior parte degli impiegati non fanno nulla o lo fanno male. Bene, si licenzia metà dei lavoratori e se ne assumono di nuovi più volenterosi. E con i licenziati che si fa? Come vivono nel contesto di un mercato competitivo in cui il prezzo di tutto sale rapidamente e la libreta sarà scomparsa? Li lasciamo morire di fame? No, no, faremo dei sussidi, è chiaro. Con quali soldi, però? Con quelli che arrivano dalle imprese statali non è possibile perché saranno già state privatizzate. Un gran problema. E allora i più svegli diranno, con le tasse. Le tasse? Attenzione comunque, non carichiamo troppo i redditi più alti, come quelli degli investitori; non sia mai che decidano di portare i loro soldi da qualche altra parte nel mondo. Cazzo, è più complicato di quello che sembrava. E cosa succederà quando, come accade nel mondo capitalista, si privatizzerà l’acqua, la corrente elettrica e il telefono? Aumento dei prezzi. Il cubano allora comincia a pensare: “Ma questo non è così bello come me lo avevano presentato. Mi avevano detto che avrei avuto la macchina, il cellulare, Internet ma non mi avevano detto che avrei dovuto pagare tutto!” E qui sta il problema: il cubano vuole tutto gratis. Babbo Stato provvede da 50 anni e non conosciamo il costo di guadagnarci il pane con il sudore della fronte. Il cubano non lavora, né sa lavorare. Impara immediatamente alla caduta del castrismo, eh Yoani? Impara forse in due giorni a essere proficuo per la sua ditta, eh? Smette di rubare in azienda perché si, perché ora la fa finita con questa brutta abitudine smettendo di profittare della sua posizione sul lavoro? Quanti decenni occorreranno per far diventare i cubani in un popolo lavoratore, responsabile e produttivo? Forse sto divagando. Potrei spaziare per mille pagine ancora parlando dell’immoralità del cubano (cattivo padre, cattiva madre e ancor peggio coniuge…, tutti peccati che non possiamo attribuire a Castro, è chiaro, e che tu non hai né le palle né la lucidità sufficiente per parlarne nel tuo blog, anche se, è evidente, per dire questo non ti pagherebbero i tuoi padroni all’estero), ma non voglio farmi il sangue amaro e riprendo il filo del mio discorso.
Yoanis, mi diverti cuando sopravvaluti certe libertà che abbiamo nel cosiddetto “Primo mondo”. Non ti nego che è sempre meglio sfruttarle che stare senza, però non risplendono tanto come qualcuno potrebbe credere. Parliamo per esempio della libertà di espressione, di pubblicazione, etc. Certamente, in Spagna posso mandare a fare in culo la troia della madre del Presidente del Governo Zapatero, tutte le volte che voglio, ad alta voce, per scritto o anche in una canzone. Gli posso dire idiota, incapace, demagogo, scemo. Ma tutto resta lì. Possiamo esprimere disgusto ma niente di più.
La nostra opinione non conta né influisce per niente sul Governo. Proprio adesso stiamo soffriendo la crisi economica mondiale e cosa credi abbia fatto l’esecutivo spagnolo? Dare liquidità alle banche, agli stessi che hanno dato il via alla crisi. Questa “mafia” che chiamiamo Governo tutto quello che ha fatto per la società civile spagnola è stato solo metterglielo in culo.
Sai quante persone stanno perdendo la loro casa in questo preciso momento nel paese? No, è chiaro che non lo puoi sapere. Sai quanti milioni di licenziati ci sono? Te lo dico io: quattro. Sai quanti milioni di famiglie non hanno nemmeno un membro impiegato e sono condannate a la miseria più dura? Più di un milione. Hai idea di quante famiglie sono alla frutta per pagare la luce, l’affitto, l’acqua, il telefono? Chiaro che non ne hai idea. Parli solo delle stronzate che ti interessano, lodi quello che non conosci e lecchi la mano di chi ti dà da mangiare, come tu fossi un cane servizievole.
Credi davvero che qui in Europa e negli Stati Uniti, abbiamo una vera democrazia? Davvero credi che qui il potere politico sia nelle mani del popolo? Sei di quelle che ingoiano tutto quello che i governanti fanno o sei un po’ più vispa e intuisci che qui, qualunque iniziativa istituzionale ha alle spalle i poteri economici? E sei così audace da affermare che c’è la separazione dei poteri? Hai solo la minima conoscenza del fatto che i sindacati fanno solo i propri interessi infischiandosene della gente senza lavoro? Conosci le quasi nulle garanzie legali che ha un lavoratore medio se non può pagarsi un avvocato competente e quindi caro? Allora mi dirai: “Va bene, questo è chiaro, però almeno voi potete uscire dal vostro paese”. Si, come no, ed è una gran differenza, non c’è dubbio. Ma allora ti chiedo: e se domani a tutti voi dessero la stessa libertà, come paghereste tutti questi viaggi, con quali soldi? Ah, si, con quello che viene da fuori, quello dei familiari emigrati. Quello del Gruppo PRISA, che ti paga sottobanco. E’ quello di sempre. Vivere alle spalle degli altri, la nostra grande specializzazione. Vogliamo come sempre che altri ci concedano il diritto ad uscire da Cuba e che ce lo paghino pure. Ma di ottenercelo da soli, con le buone o con le cattive, niente. E pagare con i nostri soldi, be’, meglio non parlarne. Avremo sempre per le mani un fesso da pelare: un familiare, una ONG, un turista un po’ scemo che si fa fregare, il Gruppo PRISA.
E uscire, per cosa? Per visitare il museo del Prado o per rimanere a vivere in Spagna? No, perché c’è anche questa. Sai quanto si sono rotti i coglioni gli europei di vedere arrivare continuamente immigranti e non c’è lavoro nemmeno per loro? Ma per te è lo stesso, sono sicura. A posto te, a posto tutti. Gli altri che si fottano.
Guarda, ti do qualche dritta, che ti vedo un po’ confusa.
Vediamo. Se sei stata attenta, avrai inteso, dalle mie affermazioni precedenti, que detesto sia il capitalismo che il comunismo e che, alla fine , non sono tanto diversi da come ce li vogliono vendere le classi dominanti dei due sistemi. Effettivamente, credo che non importi tanto dove viviamo né sotto quale regime dobbiamo svilupparci: scopo della classe dominante sarà sempre quello di sfotterci. E lo dico con cognizione di causa, perché ho vissuto sia sotto il comunismo che sotto il capitalismo. Per questo do più importanza al comportamento individuale, la qualità personale, che a tutti gli ardimentosi discorsi politici. Alla fine tutte le ideologie, come diceva Marx, sono progetti di dominio (Che ne pensi “marco il rosso” ;-)? NdT); e tutte le attività politiche che prevedono una retribuzione un affare e niente più. E qui entri tu.
La cosa certa, Yoanis, è che devi approfittare del tuo momento. Prenditi tutto quello che puoi adesso, piccola jinetera del ciberspazio (jinetera come tutte quelle persone che si avvicinano a qualcuno a qualcosa no per amore o sintonia d’animo, ma per vile interesse materiale, concetto questo che ti ritrae perfettamente). Presto il business finirà e, dopo una bella pedata nel culo da parte di quelli che oggi ti pagano – fingendo di non sapere che sei un’ipocrita molto attenta e una persona interessata, prima di tutto – diventerai parte di un passato folkloristico di Cuba, un’altra oppositrice che ha approfittato della situazione. Alla fine di tutto tu non sei nella condizione di apportare niente alla possibilità di un cambio politico a Cuba quando cominci effettivamente una transizione al nuovo regime che dovrà sorgere, e gli oppressori comunisti e gli oppositori politici di ieri faranno un bel punto a capo e si puliranno il culo con tutta la letteratura di condanna del passato e tu non sarai che una stupida fastidiosa da mettere da parte, giacché non gli interesserà il tuo giornale da oppositrice da salotto. Scomparirai dall’agenda pubblica nello stesso modo in cui sei apparsa: in uno sbattere di ciglia.
E allora sarà il momento della valutazione, dell’analisi del tuo lavoro e della tua eredità, di quello che hanno guadagnato i cubani con la tua pratica, di giudicare se sei stata qualcuno dalla morale integerrima cha abbia potuto dare un’ispirazione alla generazione che verrà dopo di te. Vedremo allora che cosa hai sacrificato tu nella lotta per la democrazia a Cuba, perché alla data di oggi e da parte tua, non c’è una sola rinuncia reale nella tua supposta lotta. Né carcere, né allontanamento dalla famiglia, niente di niente. Le tue lamentele di fatto sono: a) che non puoi leggere periodici stranieri; b) che non puoi andare all’estero; c) che non puoi accedere a Internet quando e per quanto vuoi… Queste gravi carenze che denunci starebbero meglio in bocca a un panaio, a uno studente universitario, a una jinetera, a un muratore. Non ti diversifichi in niente da tutti loro perché semplicemente non hai fatto niente di speciale, niente di veramente compromettente o di veramente rilevante a livello politico. Perché allora meriti tanta attenzione? Perché tu stessa la cerchi con disperazione, nonostante che una volta sotto la luce mediatica, non c’è il minimo elemento di novità nel tuo bagaglio discorsivo. Non c’è niente di rilevante in quello che rappresenti né la più minima rappresentatività. Di fatto sei una sconosciuta per il cubano della strada. Ti si conosce un poco all’estero, ma a Cuba? Nemmeno il 2% della popolazione cubana a Cuba sa chi sia Yoanis Sanchez né cosa faccia. Non sei molto più di un cartone animato artificialmente ingigantito, poca cosa nel tempo breve e deludente da tutti i punti di vista alla luce dei fatti.
Oggi Elias Biscet è ancora in prigione. La sua coscienza cristiana lo ha costretto per prima cosa a opporsi alla pratica dell’aborto (è un medico, NdT) e ad andare avanti in silenzio sotto la tirannia castrista. Ai gerarchi comunisti le sue parole e i suoi atteggiamenti sono apparsi cosi pericolosi che lo hanno barbaramente incarcerato picchiato fino a compromettere la sua salute. Tu sei libera, sana e salva. Tanto pericolosa agli occhi dei castristi non sembri, quindi. Chi sa, forse sono proprio loro stessi che ti hanno portato dove sei con l’aiuto del PRISA per fingere tolleranza con gli oppositori. E’ molto probabile. Ma se riprendiamo l’argomentazione morale, dirò che posso solo ammirare la integrità di Biscet, un uomo capace di sacrificare la sua salute, la sua professione e perfino la sua stessa esistenza per la condizione di opporsi al male. Oggi, tu ci hai solamente dimostrato che sai scrivere sciocchezze, sbattere padelle e mostrare un viso da martire. Punto. Niente più potrai aggiungere a questo smilzo bagaglio perché non hai niente da offrire. Non sei niente di più che una schifosa menzogna, un imbroglio. Si, come l’hai letto: UNA MENZOGNA. Fatti da parte e “deja de comer tanta pinga” (è quasi intraducibile: noi in Toscana potremmo dire, in questo contesto “smetti di dire stronzate e levati di ‘ulo” ma è una perifrasi tipicamente cubana e ha un significato molto più pesante. NdT), jineterita.
…
grazie a jack, intanto
g,
…
credo che l’autrice sia spinta da fervore anarchico un pò religioso e che in linea di massima le critiche siano ben indirizzate e anche se magari non condivisibili sicuramente rappresentano un punto di vista davvero “disincantato”….
g,
Alcune precisazioni alla lettera aperta Aida Valdés, postata da Dargys.
1. Il Progetto Varela è stata una proposta in virtù delle possibilità che offre la costituzione per dirigersi direttamente alle massime istanze di potere. Bastano 11.000 firme per fare delle proposte, anche di legge; però, da non confondersi con che basta il volere di 11.000 perché la proposta sia accettata.
Il Progetto fu prima firmato per più di 11.000 e dopo si sono aggiunto altre 12.000; ovvero, una richiesta dallo 0,25% dell’elettorato.
Il Progetto è stato bocciato perché contraddice l’ammenda costituzionale approvata per referendum.
2. Come detto, i prigionieri politici riconosciuti da Amnistia Internazionale sono 58; però Amnistia non considera il fatto di ricevere soldi da una potenza straniera che esplicitamente vuole diroccare il governo costituito.
3. Nel dialogo nazionale può partecipare nelle assemblee di circoscrizione, se suoi vicini la possono proporre come delegata e dopo passare alla Provincia o la Nazione. Per fare questo, però, la USAID non dà soldi; perciò, ci dovrebbe fare come qualsiasi cubano, senza l’appoggio politico e finanziario degli Usa.
4. Il problema non è il maggiore valore del peso convertibile, se non il minore dei pesos cubani, dovuto ai problemi economici, per di più responsabilità del Blocco, e dell’esclusione del peso dei circuiti finanziari, per completa responsabilità del Blocco.
5. Il gravame al dollaro non è del 20% se non del 10%. È una tassa per compensare eventuali confische dei dollari appartenenti a Cuba, in banche straniere; come spesso è accaduto. È conseguenza diretta del Blocco. Chi cambi suoi dollari per altra qualsiasi moneta convertibili prima dell’arrivo o l’invio, non gli è applicato il gravame.
6. Cuba è disposta a risolvere le diatribe migratorie se si eliminano i due principali fattori che l’influenzano: la legge di Aggiustamento cubano e il Blocco.
Monnalisa, Yoani nel post dei limoni conclude dicendo che la responsabilità è della forma economica dell’agricoltura, perché statale. Lo che Yoani dimentica è che il 70% delle terre sono private o in usufrutto gratuito a privati. Bene che il 30% statale sia così inutile di non garantire nemmeno i limoni, e la abbia obbligato a percorrere mezza Avana sotto il fumo delle macchinone, nonostante il suo forte mal di gola; però, dove erano i limoni dei privati?
Peccato che non abbia acetato il consiglio dei contadini di prendere la guayaba. La guayaba non ha le proprietà antisettiche dei limoni, però sì più vitamina C: la frutta cubana che più ha.
sono d’accordo con marcello 74, lasciamo che gli anticastristi sfoghino la loro rabbia reazionaria parlandosi addosso come nel blog in spagnolo tanto qui senza noi sono solo 4 gatti..
boicottiamo questo blog, smettiamola di ingrossarne le fila facendo crescere la popolarità della sanchez!
l’ideologia borghese affabulatrice della sanchez è ben pagata per fare questo, è solo una serva dei servi, come non c’è modo di poter convincere neanche i suoi ammiratori che ciechi si nutrono dello stesso male..
non possiamo ripetere all’infinito e in tutte le salse che Cuba è l’unico paese del sudamerica che ribellandosi e resistendo ha creato condizioni di vita migliori di tutti gli altri stati, e che dei problemi economici che si sono sono creati d’emabargo è unicamente responsanbile l’imperialismo che l’ha imposto … questa gente non lo ammetterà mai perchè ha gli occhi imbevuti di ideologia.. è inutile continuando a fare visite al blog ingaggiando queste lotte per la verità non facciamo altro che fare il gioco della reazione!
la dittatura del capitalismo è una brutta bestia e questa gente ne incarna l’ideologia pensando di vivere in una democrazia pure davanti alle catastrofi sociali, al terrore delle guerre e alla miseria crescente che produce e su cui fonda il suo sistema!
parlo ai compagni che frequentano questo blog.. questi non sono i nostri interlocutori.. non perdiamo tempo con loro perchè è come lottare contro i mulini a vento.. utilizziamo il nostro tempo e il nostro impegno per lavorare al cambiamento trasformando la realtà!
(e ricordate non sono io che sono retrò ma il vostro mostruoso sistema tenuto in vita con gli elettrodi che è sempre lo stesso e che regredisce sempre più!)
solo con le lotte il muro ideologico della borghesia si butterà giù e si finirà di seppellire!
come ricordava Lenin il tempo e le giornate della storia non si misurano col nostro stesso tempo!
state certi che presto una nuova ondata rivoluzionaria sconvolgerà il mondo dei padroni!
la resa dei conti è vicina.. pagherete caro pagherete tutto!
saluti a pugno chiuso!
ma chi è questo invasato?
Mi hanno detto che questo blog è all’ultima moda. Mi presento. Sono Alessandra e ho 18 anni e vorrei lavorare in televisione come valletta. Magari un giorno poter avere un programma tutto mio. Mi hanno detto che qui ti leggono in tanti e tutte persone importanti. Ditemi cosa posso fare. Sono a vostra disposizione.
Tralasciando l’improprio parallelo (storico) fra le banane cubane e tedesche, sono appena passati sei mesi del peggiore periodo ciclonico e già Yoani lo ha dimenticato: «[il banano] non può morire per un paio di cicloni».
Avete visto cosa succede alle piante di banano con i venti? C’era pure una foto di Yoani al rispetto. Sono rase al suolo. Addirittura c’è un’espressione cubana «e esso che era soltanto «un venticello bananero»; ossia, che nonostante fossi un vento che facesse male soltanto ai banani, ha fatto dei danni. La prima coltivazione che sparisce sotto la forza dei venti è proprio il banano. Devono essere piantate ex nuove. Però, oltre al tempo per la crescita, le prime fruttificazioni sono di bassa produttività.
Secondo cifre ufficiali, nel 2008, la raccolta di banano è stata quasi la metà rispetto all’anno anteriore.
…
solo che, dopo averti ringraziato, segnalerei le tue parentesi in un periodo che si conclude “ma lo sa che è uno stato di polizia?”,
ma Jack se così fosse Yoani sarebbe incarcerata, pur ammettendo che le sue critiche nn tocchino il cuore del sistema, se fosse tutto così proibito non ci sarebbe cmq tutto così disponibile, pur arrivando dall”esterno”,
uno stato di polizia era quello Chileno, o quello della Stasi in Germania Est,
a Cuba c’e forse una criticabilissima spinta alla delazione tra cittadini ma nn mi pare proprio che il potere sia poliziesco, anzi c’è stato recentemente il tentativo di disarmare le forze di polizia più a contatto con la gente, encomiabile e purtroppo fallito…
all’amica dal nome Russo
gruppi di resistenza, mobilitazione studentesca, manifestazioni…. sono anni che il popolo di Cuba pratica queste lotte, contro il Blocco,
visto che si è fermata a produrre ricchezza per la società spagnola grazie alla formazione universitaria ricevuta invece in Cuba perchè non da il buon esempio e non risarcisce, magari con una fideussione bancaria, lo Stato e il Paese che le ha permesso di conseguirla,
sempre senza doversi preoccupar della questione abitativa, sanitaria, esistenziale in genere giacchè se ne occupavano i “dominatori comunisti” dal popolo “mantenuti” a gestire e presidiare un territorio assediato…
g,
…
solo che, dopo averti ringraziato, segnalerei le tue parentesi in un periodo che si conclude “ma lo sa che è uno stato di polizia?”,
ma Jack se così fosse Yoani sarebbe incarcerata, pur ammettendo che le sue critiche nn tocchino il cuore del sistema, se fosse tutto così proibito non ci sarebbe cmq tutto così disponibile, pur arrivando dall”esterno”,
uno stato di polizia era quello Chileno, o quello della Stasi in Germania Est,
a Cuba c’e forse una criticabilissima spinta alla delazione tra cittadini ma nn mi pare proprio che il potere sia poliziesco, anzi c’è stato recentemente il tentativo di disarmare le forze di polizia più a contatto con la gente, encomiabile e purtroppo fallito…
all’amica dal nome Russo
gruppi di resistenza, mobilitazione studentesca, manifestazioni…. sono anni che il popolo di Cuba pratica queste lotte, contro il Blocco,
visto che si è fermata a produrre ricchezza per la società spagnola grazie alla formazione universitaria ricevuta invece in Cuba perchè non da il buon esempio e non risarcisce, magari con una fideussione bancaria, lo Stato e il Paese che le ha permesso di conseguirla,
sempre senza doversi preoccupar della questione abitativa, sanitaria, esistenziale in genere giacchè se ne occupavano i “dominatori comunisti” dal popolo “mantenuti” a gestire e presidiare un territorio assediato…
g,
Sono sempre Alessandra. Vorrei dirvi che sentire parlare di banane mi fa correre un brivido lungo la schiena. Come ho detto nel mio intervento precedente sono a vostra disposizione. Aspetto una vostra risposta.
…
l’arrivo di alessandra aspirante velina mi fa pensar che probabilmente la macchina è lanciata e non conta più molto il resto, forse neanche più ciò che c’è realmente scritto nei post, nè il livello di questi, nè l’analisi che ne può derivare…
forse che potrebbe ora Yoani scriver di qualunque cosa in qualsiasi modo che è solo combustibile per macinar terreno ed accellerare, credo anche che se fosse così e che se Yoani se ne rendesse conto ne rimarrebbe probabilmente delusa, ingenuamente delusa però…
g,
ps..senza nulla toglier alla ale che già amerei se non ci fosse la prelazione del premier dato le caratteristiche descritte…
compagno giuseppe mi sa che adesso con provocazioni e prese per il culo mascherate da inviti sessuali anche il livello delle chat è stato superato… belin!!!!
un altro motivo per boicottare questo blog…
«Striptease»
Sono nato nel novembre di 1964. Già da piccolo si sapeva a cosa avrei arrivavo da grande: sono nato di quasi 5,5 chili. Là, in Maternità di Linea, nella sala G letto 2. Da qua che già appena nato mi hanno battezzato come G-2 (Sicurezza cubana) e come il russo, perché ero enorme e biondo. Oggi bruno.
Il prossimo lunedì vado a Cuba e avevo pensato di presentarmi come alcuni miamensi: canottiera, pantaloncini colorati, panza e un enorme medaglione d’oro. La panza c’è l’ho, l’abbigliamento “giusto” lo potrei trovare però mi mancava il medaglione. Così ho deciso che era meglio dimagrire. Mi sono messo allo sciopero della fame e sono riuscito a calare gli stessi chili con i quali sono nato. Adesso, con solo delle calze corte (l’immagine più brutta di un uomo), peso 100 chili tondi, letteralmente parlando), anche se parzialmente mascherati del mio scarso 1,80.
Sono di Melena del Sur, a 50 km, al sudsudest dell’Avana. La mia famiglia materna, arrivata d’Asturia, era abbastanza ricca, piccola borghesia per i cannoni dell’Avana, medio alta per i cannoni del mio paesino. Erano commercianti e insegnati. La mia famiglia paterna, arrivata da Isole Canarie, era contadina non proprietaria di terra. Tagliavano e alzavano canna di zucchero, il peggio dei lavori (per chi lavoro aveva).
Miei genitori sono partigiani della clandestinità (ribelle della città). Dopo il trionfo rivoluzionario mio padre fu prima capo militare, dopo di Partito e, finalmente, di zuccherifici. Mia madre prima insegnate e dirigente di educazione, dopo dirigente del Partito, dopo ancora di educazione e, finalmente, della segretaria del Sindaco del mio comune.
Nonostante, le cariche da loro occupate, non abbiamo macchina e la casa, danneggiata dai cicloni, tardò più di 20 anni nel rifarla, perché loro dicevano si dovevano priorizzare altre persone con più bisogno.
Non ho avuto infanzia, i miei lavoravano della mattina alla mattina e sempre, dopo la scuola, ero con loro. Dormivo sulle scrivanie coperto con giornali, perché quando la mia famiglia materna aprì il suo negozio rinunciando alla proprietà in casa restò poco. Nemmeno coperte.
Sono stato un modello dell’elementare e seguendo i miei sono stato varie volte dirigente degli studenti.
La mia prima “fidanzata” si chiama Yanizet (si note la Y, già nei ‘60), ed era appiccicosa e io facevo il (finto) uomo e mi distaccavo; il “duro”.
La media la ho iniziato nella secondaria del mio comune perché mi hanno bocciato per entrare nella vocazionale dell’Avana per un errore nei risultati scolastici. Errore di meccanografia. Errore di numeri! Forse per questo mi piacciono tanto. Dopo un reclamo sono entrato alla vocazionale. Negli ultimi due anni di liceo mi sono ammalato e non andavo a lezioni perché era nell’ospedale della scuola. Studiava per libri, quasi senza maestri, con i quali avevo ogni tanto dei colloqui. E così ho imparato a apprezzare quei mattoni pieni di informazione. Prima mi piacevano solo l’odore. Per motivi di salute ho dovuto lasciare la vocazionale interna e gli ultimi mesi del liceo lo feci in una scuola esterna.
Più o meno per quel periodo ho visto di nuovo a Yanizet, nella spiaggia: una dea. Mi sono appiccicato, però è stata lei questa volta a distaccarsi. Non faceva la “dura”; peggio, mi ignorava. Peccato, veramente bella e dolce. E lì ho imparato che fare il “duro” e l’“uomo” può costare caro. E non serve a niente.
In quelli anni architettura era la specialità a più richiesta. Sempre avevo detto che volevo essere architetto e non volevo essere insegnate. Erano miei due stremi. La famiglia preferiva Medicina.
Entrai in Architettura. E lì cominciai un processo di retrogressione. Non mi piaceva assistere alle lezioni, preferivo andare dietro a “quello” che Torreguitart perseguita il Primo Maggio. Studiavo per libri. Nell’università la presenza è obbligatoria e se non si arriva al 90% ci sono guai. E io mi gli beccava tutti.
Ho chiesto una licenza prima. Dopo me ne sono andato, prima che mi cacciassero. Mi mise a lavorare come disegnante (penna e china, all’antica) nella direzione d’architettura del mio comune. Dopo, come insegnate di fisica in un liceo.
Combinavo il tutto con le arti marziali. Miei allievi erano dilettanti, sportivi, poliziotti e guardiani di prigione. E così, in certo modo “lavoravo” per il Ministero dell’Interno. Alla luce, però. Ero anche parte della Brigata di Appoggio del Ministero dell’Interno nella sezione Contro terrorismo, contro la cattiva abitudine di alcuni controrivoluzionari di bruciare magazzini e campi di canna e mescolare vetro tritato nel cibo delle mense. Non facevo contro intelligenza, di questo si occupavano i professionisti; facevo guardia. Ricordo molte note a custodire le strade perché non lanciassero pietre contro gli autobus in movimento o contro le case e negozi.
Due anni dopo, sono tornato all’università, all’architettura.
Mi sono disciplinato un po’ però l’assenza continuavano. Avevo, per fortuna, la complicità di alcuni professori perché avevo risultati accademici buoni; in più di un’occasione chiudevano un occhio, o tutti due.
Nell’università mi dicevano «la barca», perché “galleggiavo” in un mondo tutto mio ed ero constestatario.
Dopo una ferrea lotta, sono riuscito a conquistare mie ex-moglie, con la che ho un figlio di 17 anni. Lei mi messi in riga. Lo che non fa l’amore, non lo fa niente. Lei è figlia di diplomatici; nonostante, però, la nostra tesi fu scritta completamente a mano con penna comune. Fu la più umile. Era il 1991.
Mi hanno proposto restare nell’università però mi sembrava che non ero adatto. Poi, insegnate non volevo essere. Finì nella Direzione Provinciale dell’Edilizia Abitativa, che si occupa di aspetti tecnici e anche legali. Il contatto con l’università lo avevo mantenuto, anche perché mi sono dedicato all’edilizia ecologica e il benessere ambientale interno.
Alla fine, mi sono trovato nell’università a insegnare Climatologia, Illuminazione naturale e Acustica, Equipaggiamento degli edifici e Progettazione Architettonica. La mia carriera professionale si catapultò.
Devo dire che sono stato tanto cattivo studente quanto impeccabile lavoratore. Un sacco di diplomini ho.
Nel 1997 vinco una borsa di studio del’ICTP di Triste, però un’ischemia transitoria, mi fece ritardare, dopo vari mesi in ospedale, il mio viaggio. Sono arrivato nell’estate del 1998. Mi hanno inviato all’istituto d’Edilizia e Risparmio Energetico del CNR, in Palermo.
Non combinai gran ché: ero spesso nelle “sfilate del Primo Maggio”. Le italiane sono molto belle. Dopo mi sono risposato e diventato buono buono.
Avevo tornato a Cuba però per problemi nella famiglia italiana ho chiesto all’università una licenza che non mi fu concessa: ero rientrato da poco dall’Italia. Ho chiesto la liberazione e alla fine di novembre del 2001 ero qua, per godermi il passaggio della lira all’euro.
Molti dicono che mi sono sposato per scappare, per tornare in Italia; però non sanno che la mia borsa di studio era la TRILL, che è continuativa con tanto di stipendio; che adesso, invece, non ho. Una delle condizioni per integrare il TRILL è appartenere al Terzo Mondo. Appena arrivato qua, e senza ancora sapere quanto mi fermavo, ho informato che non ero più un “terzo mondista”, lasciando libero il mio posto. Mi possono dire assenteista, “sfilante” però non ladro, né di soldi né d’opportunità.
E così andando oggi sono qua, mezzo disoccupato a spogliarmi davanti a voi.
È vero che conosco molti dirigenti, anche alti; però è altrettanto vero che conosco molti dissidenti, anche alti (o bassi, dipende dei punti di vista).
Spesso mi chiedono da dove escono i dati che fornisco. Posso garantire che sono tutti pubblici. Ho pazienza e ho anche un vissuto che mi aiuta. Mi piacciono i numeri, la cronologia, la relazione causa e effetto. Mi piacciono i dati statistici, però non per leggerli se non per analizzarli, seguirli, rovesciarli. Mettendo tutto assieme non me è difficile seguire la istoria.
Incredibilmente, quando ero studiante i peggiori risultati erano quelli di storia e filosofia. Mi madre sempre mi diceva che doveva interiorizzarli come un racconto qualsiasi. Così, da grande, imparai che «il capitano di fanteria Juan Antonio Pérez e Gómez, la 3° domenica di dicembre di 1898, alle 8 e 23 del mattino, con 28 uomini, che avevano 12 machete, 5 fusile e 9 pallottole, attaccò, in formazione a V, con i machete d’avanti e i futili dietro, lasciando 2 che avevano la febbre a 39,7 nell’accampamento, annientando la guarnizione dell’unità 25° della 15° divisione, ubicata a 12 km a 12° al nordest di San Mariano di Compostela, città ubicata nella zona orientale dell’isola, che comandava il generale spagnolo di cavalleria Vladimiro Alberto Domínguez de García, che contava con 213 soldati, 3 di loro con mal di testa, 175 fusili, 35 pistole, 3415 pallottole e 31 cannoni, ecc, ecce» non c’era modo d’immagazzinarlo. E così diventò «un gruppo di disarmati ribelli cubani, alla fine del secolo, nell’oriente, attaccarono uno squadrone spagnolo armato fino ai denti; e gli fecero un c… tanto».
Se qualcuno mi chiedesse, su due piedi, che gli parli di quel episodio, io potrei raccontare soltanto la seconda “versione”. Se devo scrivere, invece, cerco i dettagli. Così imparai un’altra cosa:, invece di ricordare il contenuto, ricordare il posto dove lo posso trovare. È come chi ricorda la melodia però non la lettera.
Qualsiasi cosa che possa essere immagazzinata da qualsiasi parte, la manterrò fuori del cervello; al quale devo preservarlo perché, se un giorno mi lasciano, lo dovrei impiegare a fondo nelle “sfilate del Primo Maggio”.
Invece, per quelli che gli interessa sapere si lavoro per il governo cubano, do degli indici extra: non soffro di calcio, faccio volentieri i piatti e mi piace la celluliti.
Mi sa che Alessandra è più ironica che tutti noi messi assieme. Complimenti, davvero!
…
ma Ale, era ironia?…allora t’amo davvero!
g,
Vorrei fare qualcosa per voi. Risolvere i vostri problemi che purtroppo non riesco a capire. Tutte queste parole complicate non mi aiutano. Avrete capito cosa potrei fare per voi. E’ l’unica cosa che so fare. Sono nata per questo. Vi amo tutti indistintamente!
…
ale, sarai mica una minorenne finlandese? puoi sempre truccar le date ed il premier sarebbe disponibile…
se ti rifiuta nn ti preoccupar, in questo paese il ruolo a cui aspiri è denso di potenzialità,,,,
purtroppo non sarai mai mia, sigh! nn sono uno degli importanti, ma 2 dritte se vuoi te le posso dar gratis anche se mi pare che hai già capito tutto…
suerte querida alejandra.
vi è mica passato di mente che la disponibile alessandra probabilmente è un brutto uomo che vi prende il culo? no eh?
Peccato Dargys hai perso un’ altra occasione.
titty con te e meglio perderle che trovarle le occasioni
dargys ciberio
Visto il livello mi astengo dai commenti. Traduco Yoani e vi lascio ai vostri dibattiti. Solo una nota per invasati vari: Internaizonale si riferisce al blog in spagnolo. Il nostro povero blog italiano non avrà mai migliaia di commenti. Per fortuna, forse, perchè più sono i commentatori, più scade il livello. Rimpiango i vecchi commenti “comunisti” di Leonardo…
Lupi
ahahahah si infatti il livello del blog spagnolo con i suoi migliaia di commenti è altissimo…
la versione in spagnoleo è l’esempio più alto si ma di come i contenuti spazzatura della blogger generino altrettanta spazzatura con i migliaia di commenti a favore di tutta la gentaglia di miamii, rifugiati corrotti e facciendieri vari!!
purtroppo l’onesta degli interessati non sta di casa!
bisognerebbe fare un indagine sul perchè nella rivista internazionale tutte le settimane venga dato così tanto spazio alla martellante campagna di odio propagandistico della yoani..
l’opportunismo dei trotskysti coorrotti non si smentisce mai.. che schifo!
strano chiamare invasati gli altri quando la reazione a fiumi straborda dalle loro teste pilotate!
vi combatteremo e vi accompagneremo fino alla vostre fine!
sotterreremo il vostro sistema capitalista infame e totalitario è instaureremo la dittatura del popolo!
Vinceremo!
Lotta di classe per il comunismo!
roso sei il nulla in persona, ti scaldi tantto perche ti ho tocato il tuo punto devole, lo sai che sei uno dei tantti codardi che essistono su cuesta terra,gli insulti che disci(perche e l’unic cosa che sai fare insultare agredire) sono tutti per te, ma come si dice e meglio criticare per no far vedere la cacca che nascondiamo sotto il letto, ed e cuestto cuello che tu fai, punti il ditto da un altra parte perche non vedano il tuo sporco.
comuncue contentto te, io no ti voglio far cambiare ne di idee e tantomeno ti voglio far crescere, se tu sei contento cossi.
come ti ho detto e ti rivadisco no sei nessuno e no lo sarai mai
a mai piu dargys ciberio
La cacca l’hai portata via da Cuba andando via come una delle tante squallide traditrici..
non devo dimostrare niente a te perche sei tu non che sei niente a parte che una nemica di classe del tuo popolo che anche fuori di Cuba fiancheggia i peggiori opportunisti che fanno il gioco degli yankees
la gente come te e tuo marito resta sotto le mie scarpe…
quando parli di sporco il computer è il tuo specchio.. fai bene a stare fuori da Cuba senza te è più pulita!
per il tuo popolo sei una vergogna!
rosso sei solo un bambino,no sei mai cresciuto, la educazone no sai cosa sia, manco il suo significatto, continua ad ofendere io sono superiore atte, e non cadro mai al tuo nivello,no lo meriti no sei nessuno e continuerai a restarlo per il resto della tua vitta.
con indiferenza
dargy ciberio
Che signora.
tytti lascia perdere che tu di signorile hai poco.
dargys ciberio
Saremo in due amore.
ahahahhahah
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come mai ogni volta che scrivo VIVA FIDEL sul blog originale cubano di YOANI mi viene cancellato ???
chi mi risponde ???
katia
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Anche oggi ho provato a scrivere
VIVA FIDEL ALEJANDRO CASTRO RUZ
sul blog originale cubano di Yoani
ma mi à stato cancellato - PERCHE?
Chi mi risponde seriamente ? —
ciao da katia —
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A CUBA ANCHE GIOVANI ITALIANI AL CONVEGNO MONDIALE
DEDICATO AI CINQUE EROICI ANTITERRORISTI CUBANI
DA OLTRE DIECI ANNI NELLE PRIGIONI STATUNITENSI -
Fonte Liberazione del 24-05-09 <<< vedi sito :::
http://www.liberazione.it/giornale_articolo.php?id_pagina=68108&pagina=10&versione=sfogliabile&zoom=no&id_articolo=464816
—————————-
rJS0hO elmahmdimiko, [url=http://znylgjuppegs.com/]znylgjuppegs[/url], [link=http://ltgkrcftisaw.com/]ltgkrcftisaw[/link], http://hsathegbvvtf.com/
inch;
una precisazione su questa frase:
“Si narra che quando cadde il muro e le due Germanie si riunirono, da Oriente arrivarono persone che non avevano mai mangiato una banana.”
E’ risaputo che i paesi del blocco dell’europa orientale avessero rapporti solo tra di loro e con poche altre nazioni.
Pertanto, spiegatemi da dove avrebbero potuto prendere queste benedette banane. Dalla Siberia, dalla Cecoslovacchia, dal kazakhistan?
Alla stessa maniera gli statunitensi oggi non fumano sigari cubani originali, e noi un tempo non mangiavamo caviale degli storioni del Volga.
Salve:
Sicuramente discutere di politica cubana o di Yoani potrebbe anche venire fatta senza tante offese a livello personale, non vi pare? Riflettete gente. Voi italiani dovresti dare l’esempio ai cubani che viviamo in Italia e che vi leggiamo. Cosa ci fate imparare parolacce, ignoranza e stupidità?
Suerte.
come si gioca in borsa…
I agree with nowhentofold. Generación Y ” Il mio regno per una banana There are TWO Friday supposedly NEW but I would bet my life they are just re-branded come si gioca in borsa casinos that were BLACKLISTED…
Luzz, una emisora cristiana…
Hace muy poqito me contaron q se podia escuchar radios x internet.. es mas, yo sabia q se podia pero no sabia como jeje ahora ya si y me gusta mucho porq m entretiene….
Luzz, una emisora cristiana…
Alguien q me ayude a encontrar una buena radio en internet.. pero una radio cristiana,, q nosea siempre lo mismo, gracias dsde ya!…