
Mettere nei cassetti, classificare ed etichettare non è lavoro soltanto per impiegati e burocrati. Ci sono persone che provano un piacere speciale nell’attaccare cartellini ai cittadini. A Cuba, negli ultimi dieci anni, l’arte di classificarci per categorie è stata una pratica abituale. Un giorno vai a finire nell’indirizzario degli “scomodi” o nel tranquillo elenco dei “collaboratori”. Le delazioni possono toglierti all’istante dai “seguaci” e trasferirti nel complesso file dei “nemici”. Ci sono alcuni che entrano nell’elenco con le sigle “CR”, che rappresentano l’aggettivo più usato contro coloro che pensano in modo diverso: controrivoluzionario.
Gli archivisti escono di testa quando non sanno in quale elenco inserire un individuo. Si infastidiscono quando le loro vecchie categorie non vanno bene per classificare i fenomeni recenti. Bisognerebbe che questi “etichettatori del pensiero” inserissero nuovi aggettivi nel loro antiquato repertorio, perché quasi nessuno batte ciglio quando viene accusato di essere un “impiegato dell’Impero”. La schematica scaffalatura dove hanno voluto disporre i cubani è piena di tarli, però noi stessi malinconicamente continuiamo a usare gli epiteti che “loro” hanno inventato.
Mi sono rifiutata di appartenere a qualsiasi elenco e tuttavia sono compresa in tanti! Preferisco, nonostante tutto, la fila indiana di coloro che vogliono farla finita con questi ridicoli cataloghi di cittadini. Confido che un giorno sarà sufficiente l’appartenenza a questa terra, per sapere in quale inventario ci troviamo tutti.
Questa sono io. E tu, a quale lista appartieni?
Traduzione di Gordiano Lupi
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Sempre dico di stare attenti alle testimonianza (le mie incluse). Propongo un aggiornamento a un tema apparso in Tellusfolio in febbraio scorso*. Ormai è diventato vecchio, però è arrivato un aggiornamento:
El Nuevo Herald**, Miami 23 ottobre 2008 – «Dashiel Torralba […] fu sentenziata in una corte federale di Miami a 36 mesi di privazione di libertà per frode dei documenti d’identità e falsificazione di carte di credito.»
[…]
«[…] Gli ispettori di Macy’s trovarono che [Dashiel] aveva fato 70 operazioni in meno di 25 giorni che risultarono in frodi con crate di credito per valore di 100.000 dollari.»
«Le perdite per il negozio furono di 74.894 dollari.»
[…]
«Giorni dopo la conclusione del processo in Miami, suo nome fu relazionato di nuovo con un video, però questa volta [un video] pornografico. Una pubblicazione di Costa Rica rivelò che [Dashiel] […] di 33 anni compare in un film pornografico prodotto in Miami.»
«La notoria se convertì nel tema principale de programmi di televisione locale, uno di questi, “A Mano Limpia”, invitò ad analisti politici, una psicologa e un ex guarda del corpo della famiglia Castro, per analizzare il video pornografico e le avventure di Torralba.»
Ieri, tutti, dando credito a Dashiel, si precipitarono a condannare la vita “nascosta” di Fidel Castro senza mettere in dubbi le sue dichiarazioni, anche se piene piene piene di contraddizioni. Oggi, levandole credito a Dashiel, corrono a “sistemare” e, comunque, a condannare Fidel Castro, “analizzando” Dashiel in quanto ex nuora. Ieri attaccare Fidel, oggi attaccare Fidel. Molto coerenti: sempre lo stesso.
Che continui il circo!!!
* ##http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=index.php&cmd=v&id=5077##
**##http://www.elnuevoherald.com/369/story/307613.html##
E’ meraviglioso sapere che c’è gente come te che ragiona con la propria testa e non si arrende, nonostante tutto, ma anzi lotta, sorride, crede, confida nel futuro.
Siamo nella stessa lista: quella universale.
Forza, Yoani!
Aurora sapessi com’è complicata la burocrazia cuba, per tutto, e se capiti in una “cattiva lista” come yoani puoi scordarti tante opportunità, come quella per esempio di un visto turisitco per l’espatrio, fino ad arivare alla perdita di beni come la casa etc etc. , e per anticipare il sig. Mesa, non mi si venga a dire che si è infranta la legge quando accadono certe cose, perchè la legge cubana è talmente ingarbugliata che basta un cichessia qualunque a trovare un cavillo per incastrarti, magari solo per antipatia personale…
ciao gordiano ti riporto la notizia di solidarietà al popolo cubano dal comune di Tarquinia (vt):
Nuova iniziativa dell’associazione umanitaria Semi di Pace di Tarquinia Dopo appena un mese e mezzo dal passaggio dei due uragani nell’isola di Cuba, che hanno distrutto case, scuole, ospedali, l’Associazione attraverso il Progetto “Amistad” dedicato a Luca Leoni, è riuscita ad inviare il primo container il 21 ottobre scorso dal porto di Livorno. 670 colli hanno riempito un container da 40 piedi di vestiario, viveri, scarpe, materiale sanitario, letti, materassi, giochi, materiale igienico. Fra circa 25 giorni arriverà nel porto dell’Avana e tutto il materiale sarà distribuito alle popolazioni della Provincia dell’Avana. L’Associazione ringrazia scuole, famiglie, associazioni, singoli, istituzioni, che hanno reso possibile questo straordinario segno concreto di solidarietà. Il prossimo invio del secondo container sarà nel mese di gennaio 2009, per il quale si chiedono nuovi gesti di generosità per la raccolta fondi.
Ottimo, mi pare una buona notizia questo progetto Amistad. Speriamo che le cose giungano a chi ne ha davvero bisogno. Non è sempre colpa del governo quando non arrivano, ma è colpa di funzionari corrotti, della burocrazia eccessiva, del mercato nero… In ogni caso non vediamo nero. E’ una buona nuova!
Gordiano Lupi
…
a prooposito di “liste” ne sà qualcosa chi in questo Paese ha fatto politica, in senso pratico, nel secolo scorso e dubito che i metodi delle Questure nostrane siano ora differenti.
g,
Nikki, li suggerisco, quando ritorni a Cuba, assistere ad alcune delle assemblee di lavoro o di resoconto dei delegati; vedrà che lì si dicono cose più dure di quelle che scrive Yoani però con una differenze sostanziale: si critica i problemi per risolverli.
Non sono d’accordo in generalizzare sulla burocrazia cubana, perché su molte fronti è minore rispetto a tanti paesi, europei inclusi (se interessato, posso riportare concreti esempi). Se parla di burocrazia, restrizioni e proibizioni migratorie, ha tutta la ragione: Cuba è quasi (tristemente) insuperabile. La prego di tenere in conto però che l’emigrazione cubana subisce tre (tristi) particolarità che la condizionano: Blocco, Legge di Aggiustamento Cubano e stimoli per coloro che invece di usare come tribuna le assemblee preferiscono luce, telecamere e altoparlanti. Cuba è sotto messa da una parte da uno strangolamento e dell’altra si premia a chi si allinea agli strangolatori e con enorme ipocrisia accolgono gli strangolati in suolo strangolatore.
Morale: se non ci fosse il blocco Cuba sarebbe un Paradiso. Bene. Speriamo che Obama lo tolga così scenderanno gli angeli sulla terra. Ma io ho visto un altro mondo? Sono stato in Giamaica?
Gordiano Lupi
Il Blocco è la principale causa del rallentamento economico di Cuba.
Noto una contraddizione in lei: a volta condanna il Blocco, a volta lo sottostima. In Cuba c’è un modo per descriverla: hablar de los dientes para afuera, parlare soltanto dai denti in fuori, diversamente a come si pensa dietro i denti. Si pensa diverso a come si parla.
Non pensi che togliendo il Blocco Cuba diventerà un paradiso allo stile europeo o nordamericano: questo mondo, così come impostato, beneficia sempre gli stessi. Qua sta l’importanza ultramare della rivoluzione cubana, a costo d’enormi sacrifici. Retorica? Può essere. Realtà? Sicuro.
Lupi, non so qual è la panacea che lei ha trovato in Giamaica. Giamaica ha un’aspettativa di vita inferiore di quasi 5 anni, una mortalità infantile tripla, una mortalità materna il doppio, un PIL inferiore di un 25%, 100 volte più analfabeti, ¼ dei posti letto nei ospedali, il governo spende in salute e sanità meno della metà, 15 volte più malati di AIDS, 3 volte più povertà assoluta, posizionandosi 24 posti dietro. 54 posti dietro a Cuba in sviluppo umano. In compenso, Giamaica, ha quasi 30 volte più autovetture di Cuba. Se vuole aggiungere altro in senso politico, li ricordo che il Capo di Stato giamaicano è il sovrano del Regno Unito, Regina Elisabetta II, dal febbraio di 1962. Forse lei vede Giamaica con gli occhi dal turista.
Haaa… una differenza: Giamaica non è stata bloccata né aggredito dagli USA.
Lupi, mi sa che ha scelto male l’esempio per fare il paragone. Mi dispiace.
Non ho capito cosa centra la fermata dell’autobus (nella foto) con «intorno a etichette ed elenchi». Starò invecchiando?
Leonardo, mi sa che non ha capito (o non ha voluto capire). Non era un paragone. Era una battuta….
Gordiano Lupi
Aggiungo che se nota contraddizioni in me, spero che le noti pure nella rivoluzione cubana, soprattutto tra quello che voleva essere e ciò che è diventata. Nessuno sottostima il blocco, ma il problema è che Castro lo ha sempre sovrastimato, portandolo come causa di tutti i mali. Sarebbe lungo andare nei particolari e non è compito mio. Ricordo solo che la rivoluzione cubana voleva realizzare l’uomo nuovo e la giustizia sociale. Lo ha fatto? A mio parere no, ma sono opinioni.
Gordiano Lupi
Aggiungo: non sono mai stato in Giamaica!
Gordiano
…salve
Anche Spartaco o la Comune di Parigi volevan la giustizia sociale, esperienze cmq metabolizzate da chi le ha proseguite.
La differenza che la rivoluzione Cubana è ancora in essere, non avrà creato delle ottime condizioni cmq ha stabilito dei principi dai quali è difficile tornare indietro, quali l’autodeterminazione, la dignità della cultura popolare, la resistenza all’egemonia economica e politica,,, un esempio per tutto il 3° mondo, nn solo latino.
Il divenire infatti è interessante, molto più di quel passato recriminato dagli oppositori, ed il presente, nessun altro paese, forse il Brasile, è così importante pur essendo così poco influente(nn esporta, nn compra ed è isolato),
Pochi sono così visibili tra gli invisibili…
g,
“Voglio una rivoluzione giusta, onorevole, che faccia gli interessi della nazione” (Che Guevara)
Gordiano Lupi
Lupi, se era una battuta, mi scuso. Non lo avevo capito.
Fidel non ha portato il Blocco come cause di tutti mali, l’invito a leggere suoi discorsi e scritti, anche le Riflessioni. Troverà altre cause interne.
93 miliardi (calcolo per difetto) non sono pochi per nessuna delle economie latinoamericane; sono più di 8.300 dollari a testa. Facendo un semplice parallelo con Italia, sarebbero più di 3.000 miliardi in danni per un pro capita di quasi 54.000 dollari. Cambio le carte. Senza Blocco, Cuba sarebbe al livello (economicamente parlando) di Messico o Cile; ovvero, ai primi posti in Latinoamerica. Con Blocco, l’Italia sarebbe al livello di Cipro o la Grecia; ovvero, in coda ai paesi occidentali. Basterebbe una voltata per vedere (comunque) in lontananza il naso dei terzomondisti.
Lupi, secondo lei, si è sopravalutato il Blocco?
Poi, dopo tanti danni, Fidel fa bene a “approfittarsene” aggiungendo qualcosina… Nota bene: è una battuta.
L’economia cubana era ai primi posti nel Sudamerica ai tempi di Batista, ma non mi fraintenda non sto difendendo Batista! Cuba era un paese occidentale. Adesso è Terzo Mondo. Secondo lei e a parere di molti filogovernativi la colpa è del Blocco. Secondo me e altri non filogovernativi la colpa è anche del Blolcco, ma non solo. La differenza sta qui e non è poca cosa.
Gordiano Lupi
…
con tutto il rispetto per il comandante Guevara credo che l’idea di nazione sia da rivedere, forse ora si può intendere al di là dei “confini nazionali” che nel mondo sono poco rapresentativi della situazione reale, tipo l’idea di Nazione Indiana degli indigeni USA…
Rimanere attaccati a certe parole d’ordine può essere fuorviante, sopratutto per chi queste le deve raccogliere e portare avanti,,, l’”interesse della Nazione del Che non è quello delimitato dal mar del Caribe, lui stesso ne uscì a tentar di dimostrarlo,
Colpevole è chi vuol rimaner chiuso in una “riserva” quanto chi la “riserva” l’ha creata,,,
g,
…sulle etichette
non è diverso, anzi da noi è molto capilllare, dalla catalogazione, schedatura e archiviazione di ciò che sono i nostri interessi, le nostre idee, le preferenze ed i vizi, procurata alle centinaia di Imprese commerciali, Ditte, Enti e Questure dall’informaticizzazione della vita quotidiana a noi imposta, dai “dati” che continuamente forniamo inconsapevoli a chi (per ora) li usa a scopi commerciali e/o sociali…
dov’è la differenza se non che a Cuba il sistema è più arcaico?
g,
…ps
anche qui vengono usati per colpire la persona, spesso senza appello, e portare rovina e disgrazia a intere famiglie (es: le banke!!)
g
Bene Giuseppe, lei non vede la differenza. Io sì. Yoani pure. Opinioni. E le esprimiamo entrambi liberamente. Qui c’è differenza con Cuba, mi pare.
Gordiano Lupi
Cari amici oltre al blocco (che per qualcuno non è un grosso problema ma da documenti declassificati doveva causare fame, disperazione e la caduta del governo) non dimentichiamo tutto quello che l’ Isola della Rivoluzione ha divuto subire nel corso degli anni dagli affettuosi amici che si trovano a poche miglia di mare, attentati di vario genere di mercenari pagati dagli stessi amici che attuano quella sciocchezzuola che è il blocco.
Lupi, a mio parere, è ASSOLUTAMENTE escluso che lei difenda Batista o equivalenti; in fatti, non capisco come spesso dia credito acritico a molti che, travestiti di libertari, hanno l’anima batistiana, o equivalente.
Anche io ho letto e ascoltato le “bellezze” economiche prima del 1959. Non c’è falsità più grande. Coloro che la sbandierato a volta si basano su dati seri di censimenti, studi e statistiche d’organismi internazionali, soltanto che li usano male: paragonano patate con caramelle, i 9 mesi cubani “Danza dei milioni” o “Mucche grasse” con gli anni della guerra in Europa, quando Cuba metteva lo zucchero ed Europa i morti; o paragonano l’Avana, non con Roma o Parigi, se non con Francia o Italia includendo le zone disagiate di questi paesi. Una della manipolazione prediletta prende come base alcuni dati dall’OIT: i famigerati stipendi cubani! Bene, statisticamente non hanno nessun valore perché si riferiscono solo a un settore specifico, non tiene conto della disoccupazione, né del tempo di lavoro, né del basso tasso di forza di lavoro rispetto alla popolazione attiva. Molti quelli stipendi esistevano solo 3 o 6 mesi l’anno, per campare una famiglia di 5, 8 o 12 persone e senza tenere conto della galoppante inflazione; per tanto, per fare un calcolo reale dovrebbero essere dimessati 2, 4, 10, 15 volte, se non di più.
Avallandomi nei censimenti dell’epoca offro un po’ dei numeri che smontano le “bellezze” economiche prima della Rivoluzione:
In 1953, la disoccupazione “ufficiale” era 8,4%, però si dimentica dire che dei occupati il 4,0% lavorava senza paga, il 1,2% era precario, lo che fa salire automaticamente 13,6%. In più, non dicono che il censimento di questo anno fu realizzato in messo della zafra dello zucchero quando la disoccupazione era al minimo. Dimenticano pure che i dati non sono riferiti alla popolazione attiva, se non alla forza di lavoro che costituiva solo il 53,8%; perciò, in pratica, 25,3% di disoccupazione; come studi del 1956 confermano. Se a tutto questo sommiamo che, degli occupati, il 21,8% lavorava meno di 40 ore settimanali e un 4,0%, meno di 10 ore (sic) la reale disoccupazione arrivava a 1/3 della popolazione attiva.
Gli analfabeti (completi) erano il 31%. Dei non analfabeti, solo il 11% aveva superato l’elementare. L’esistenza alla scuola era così: 55,6% fra 6 e 14 anni, 17,8% fra 15 e 19, e 5,5% fra 20 e 24.
Solo il 58,2% delle abitazioni aveva elettricità da rete o generatore (87,0/9,1; percentuale urbana e rurale rispettivamente), 35,2% acqua da acquedotto (54,6/2,3), 28,0% con cesso dentro casa (42,8/3,1), 44,4% con doccia (64,9/9,5) e 24,8% possedeva frigorifero o deposito di ghiaccio (nd./3,5)
Lo sbilancio fra la capitale e il resto del paese, espressa tutte le contraddizioni fra città e campagna. Nell’Avana e dintorni, dove abitava il 21% della popolazione, si concentrava il 78% delle imprese industriali, 87% degli studenti universitari, 70% delle abitazioni alberghiere e 60% dei letti ospedalieri.
Alcuni riconoscono la decadenza economica della pseudo repubblica; però, tanto per non cambiare, colpevolizzano Fidel e la ribellione del fatto. Non è vero; già in 1955 rispetto al 1950, la produzione di zucchero, la principale fonte, era diminuita del 21% in volamene e 39% in valore. Fidel e suoi salirono sulla Sierra in dicembre 1956.
Se Cuba era alla pari dei paesi occidentali, in altre parole del 1° Mondo, come mai hai cubani li viene in testa ribellarsi al costo di migliaia di morti e torturati? Forse volevano inventarsi il 0° Mondo?
Lupi, mi creda, su Cuba c’è una disinformazione pazzesca, frutto da decenni di sguardo continuo, incisivo e selettivo; di bugie, tergiversazione e manipolazione.
Scusatemi, OIT sono le sigle della Organizzazione Internazionale del Lavoro, in spagnolo; in italiano, OIL.
…salve.
Yoani nn sò, nn so se vedrebbe molta diferenza tra i sistemi delle multinazionali di commercio e i sistemi dell’apparato di controllo del regime, se non che quelle del regime sono un pò obsolete, il che nn vuol dire che nn siano ancora funzionali.
In un ipotesi di crollo alla “est europa” tutti quei dati che catalogano ed archiviano le personali tendenze dei singoli Cubani varrebbero un capitale per qualunque grande Compagnia Usa e nn solo, per il Governo Usa e per un sacco di altri Interessi vari…
Il Sistema di autoalimentazione dell’Impero usa e riusa tutto e tutti, Cuba, fastidiosa e contagiosa fa ancora in parte eccezzione, in parte.
Molte esperienze sono di fatto già fagocitate dalla logica egemone dell’Interesse, tra queste evidentemente la pretesa egualitaria, ma credo esista un nucleo sano e rivoluzionario che possiede gli anticorpi necessari alla resistenza e alla prosecuzione del progetto Cubano.
Spero che trovare la strada percorribile sia l’intenzione anche di Yoani, e credo cher la sua battaglia dovrebbe concentrarsi su una o poche rivendicazioni, quale la Libertà di Movimento per trovare un comune denominatore a molti e costringer un interlocutore alla trattativa, ad una soluzione…
g,,,
Un consiglio di lettura: Roberto Ampuero - I miei anni verde olivo - Fusi orari (la casa editrice di Internazionale). Un libro illuminante che recensirò, ma non basta raccontarlo. Andrebbe letto e studiato. Ampuero non è certo uomo di destra…
Gordiano Lupi
Caro Giuseppe, sarà un po’ difficile per Yoani fare la scelta su «una o poche rivendicazioni» perché anche sulla libera circolazione il governo ha dichiarato che se Cuba fosse trattata come il resto dei paesi, la politica migratoria fossi diversa. Vuol dire eliminazione della Legge d’Aggiustamento cubano e del “allegre” uso dell’asilo politico. Dopo ci sarebbe un’altra cosa da risolvere: l’educazione (per i laureati) e l’allenamento gratuito (per gli sportivi); perciò, chi va da una altra parte dovrebbe saldare il “debito”, come dovrei fare io per fare validare la mia laurea e la mia abilitazione allo insegnamento universitario. Mi sembra giusto. Ci mancherebbe che i paesi poveri laureassero e dopo se n’andassero (me incluso) come se niente fosse.
Interessante. Non lo considero obiettivo (anche se questa volta “mi” conviene), però recentemente uno studio fatto in Città dell’Avana da “El Nuevo Herald” di Miami (pubblicato il 23/10/2008) concluse che 29,7% segna come priorità la possibilità di viaggiare liberamente. Segue l’eliminazione della doppia moneta (19,9% ) (il governo a detto che fra 5 anni circa sarà eliminata), l’aumento degli stipendio (17,0%), libertà di espressione (15,3%), apertura di negozi privati (11,3%) e le libertà individuali (11,1%), cambio di sistema politico (10,0%) (si veda che è lo stesso 10% che rispecchiano le elezioni), apertura democratica (7,6%). Interessante che lo stesso studio dice: «è significativo che fra le 10 prime preoccupazioni ci sono quattro di diritti naturali, quattro di diritti economici e solo due di diritti politici».
Lo stesso studio segnala che le preoccupazioni principali dei cubani sono rivolte la interno: la qualità del sistema sanitario (53,0% male, 39,1% medio) ed educazionale (58,5% male, 35,7% medio).
Per vedere altri risultati (e contraddizioni) dello studio:
__http://www.elnuevoherald.com/369/story/307840.html__
In ogni caso, resta chiaro che i cubani vogliono migliorare il socialismo, non buttarlo via.
…
Per accompagnarmi in giro a visitar la provincia o per meriggiar sulla spiaggia di Guanabo (ma forse sbaglio il nome…) il compare amico mio aveva due possibilità: o chieder carte e motivar gli spostamenti (la via burocratica) o affidarsi ad uno straordinario Amuleto che la nonna materna gli aveva “preparato” onde evitare controlli o posti di blocco…
Ovvio che il ciondolo funzionava benissssssimo, molti venivam fermati ma lui mai!
Però nn dovrebbe esser così, la politica sulla migrazione interna si limita a dissuadere energicamente e a reprimere il movimento verso la città, per ovvi e validi motivi, ma una reale volontà di trovare equilibrio tra rurale e urbano deve prevedere oltre la libertà di movimento la possibilità e l’incentivo a percorrere anche il cammino inverso cioè città-campagna; le esperienze di Sistemi in cui ciò è già avvenuto permettono nuove elaborazioni.
Non è poca cosa la dinamica di una popolazione così eterogenea per cui i confini sono il mare, la libertà in cui questa si crea è importante quanto l’intelligenza di gestirne il potenziale, credo.
g,,,
…
impedire lo stabilirsi dentro le grandi città è il preludio alle baracche fuori dalle stesse, Roma, Rio o Caracas,,,,
tra i “futuri” scenari cè sicuro chi auspica questo, ed è anticastrista, probabilmente.
g,
Roberto Ampuero
I nostri anni verde oliva
Una storia cubana
(Fusi orari) – I libri di Internazionale
Traduzione di Sara Bani
Pag. 380 – Euro 16,00
http://www.fusiorari.it
Roberto Ampuero consegna alla storia della letteratura latinoamericana molto di più che uno straordinario romanzo autobiografico. I nostri anni verde oliva è la storia di un giovane cileno in fuga dal golpe di Pinochet che approda nella Cuba di Fidel Castro per coronare una storia d’amore, ma che giorno dopo giorno vede morire i suoi sogni. Cuba si trasforma in una trappola senza via d’uscita, la famiglia cubana si sgretola, il suo comunismo romantico si fa sempre più disincantato sotto i colpi sferzanti della realtà. La fuga diventa la sua unica ragione di vita, come per la maggior parte dei cubani, perché il sogno giovanile gli si rivolta contro e lo soffoca.
Ampuero giunge a Cuba con la speranza di una rivoluzione fresca, giovane e popolare, la speranza di continuare a essere comunista in modo onesto, ma finisce per ricredersi, fino a rifiutare di entrare nelle FAR per morire in Angola o in Nicaragua. Non volevo diventare carne da macello per nessun regime, confessa, ma soprattutto si accorge che ogni persona aveva una tessera di razionamento per i generi alimentari e i vestiti che regolava in modo rigido la sua esistenza. Non erano frottole anticomuniste. Le quote erano inferiori a quelle di una famiglia di ceto medio - basso in Cile. Non comprende perché L’Avana è ridotta così, mentre negli anni Cinquanta godeva di un livello di vita elevato, uno dei più alti dell’America Latina. Non si spiega come la rivoluzione abbia potuto trasformare un popolo religioso e legato alla santeria, in un esercito ateo. Osserva e critica la persecuzione degli omosessuali e l’assurdo progetto di rieducarli nei campi di lavoro, le famigerate UMAP, dove si dorme in baracche recintate da filo spinato. Si rende conto che la rivoluzione ha messo al bando tutti i libri critici verso il socialismo e che sono proibiti autori come Ortega y Gasset, Octavio Paz, Arthur Koestler, José Lezama Lima, Vargas Llosa, Cabrera Infante, Bulgakov, Solzhenitsyn, Virgilio Piñera, Heberto Padilla e Antonio Arrufat. Nel Cile di Allende non accadeva, nel socialismo che aveva difeso e che adesso rimpiange si poteva leggere ogni tipo di autore ed era consentito avere idee diverse dal governo. Allende voleva trasformare il Cile in un paese più giusto e democratico attraverso l’uso della ragione e la conquista della maggioranza. A Cuba, invece, conta solo l’opinione di Castro ed è fondamentale adeguarsi. Ci sono volti di ex rivoluzionari che spariscono dalle foto accanto a Fidel (Carlos Franqui su tutti), che resta sempre più solo. Ampuero condanna la guerra di Angola come uno dei più grandi errori del regime che rende il popolo cubano ancora più povero e molte madri orfane dei loro figli.
Heberto Padilla è uno dei protagonisti di questo romanzo - verità, il poeta dissidente che viveva emarginato ed espiava la sua audacia di criticare la rivoluzione. Ampuero racconta le vicissitudini dell’autore di Fuera del juego, imprigionato, torturato, costretto a una ritrattazione, infine isolato e dimenticato, in attesa di una difficile partenza da Cuba. Padilla viene salvato dal carcere da una valanga di telegrammi spediti da intellettuali europei, ma vive giorni sempre uguali in compagnia di una bottiglia di rum, accusato di essere un agente della Cia e incapace di scrivere. Per non impazzire legge, traduce (ma il regime impedisce che il suo nome compaia, viene cancellato con cura…), verga poche pagine al giorno del romanzo - biografia che uscirà dopo la sua fuga negli Stati Uniti (Nel mio giardino pascolano gli eroi). “Credo nel sistema statunitense, dove ho vissuto per diversi anni prima della rivoluzione: si paga per quello che si riceve” sostiene.
Ampuero si trova prigioniero in una Cuba che non è il sogno giovanile di un paese dove hanno realizzato la giustizia sociale, ma l’incubo quotidiano fatto di mancanze e proibizioni. Comincia a odiare chi ha venduto la patria a Mosca, imponendo un sistema estraneo alla mentalità estroversa, spontanea e sensuale degli abitanti dell’isola.
Cuba si trasforma in una trappola. Ampuero non se la sente di fare una vita in cui le preoccupazioni quotidiane siano soltanto tenere a freno la lingua e cercare qualcosa da mettere in pentola. Per questo decide di fuggire e solo dopo lunghe peripezie riesce nel suo scopo, dopo aver compreso che quel paese socialista somiglia terribilmente al suo Cile distrutto da una dittatura spietata. Le ultime illusioni giovanili cadono sotto il sole dei tropici, ma lo scrittore è felice soltanto quando sa che può abbandonare l’inferno nel quale era stato relegato. Negli Stati Uniti riabbraccia Padilla, fa in tempo a fargli leggere questo libro prima che il poeta muoia senza coronare il suo sogno di tornare a rivedere Cuba.
I nostri anni verde oliva è un piccolo capolavoro, un romanzo utile, oserei dire indispensabile, per far capire ai nostri giovani il significato della parola libertà. Da leggere e sottolineare.
Gordiano Lupi
http://www.infol.it/lupi
Giuseppe, mi ha fatto ridere l’amuleto anti-posto blocco. Quando noi cubani vogliamo dire sciocchezze, c’è la mettiamo proprio tutte!
Rissate a parte, parlo della migrazione interna; anche questa manipolata. E quando mai!
I motivi principali sono quelli che ben menzioni: evitare la concentrazione e l’atrofia urbana e lo sbilancio economico e, di conseguenza, sociale.
Dai primi anni lo sviluppo si spostò fuori dell’Avana in detrimento di questa. Il risultato si vede a colpi d’occhio. Indipendenti agli impegni, la popolazione urbana passò da poco più del 50% all’attuale 75%. La città in ogni modo attira con le sue maggiori potenzialità e opportunità. In parallelo, nella campagna i contadini isolati si accorparono (o furono accorpati) in nuclei rurali o nei paesini vicini.
Con il Periodo Speciale le cose cambiarono perché non cera modo di incentivare niente, perché non cerano incentivi. L’emigrazione presse volo dai primi momenti. Prevedendo la situazione, ad inizio degli anni 90, si costruirono varie comunità agricole nella provincia dell’Avana sotto regime cooperativo, con l’obbiettivo esplicito di stimolare il trasferimento dei cittadini della capitale. Invece, accade un’altra cosa: la maggioranza dei nuovi inquilini non della capitale se non delle province orientali.
Il risultato è che oggi Città dell’Avana ha una densità di 2.991 abitanti per chilometro quadro, mentre la media del paese è 102.
Le proibizioni d’emigrazione interna non sono così come si dice. Qualunque persona era (ed è) libero d’emigrare alla Città dell’Avana o a qualsiasi posto sempre che trovasse le condizioni abitative adeguate, espresse (ridottivamente) in metri quadri a persona. Per esempio, una casa di 90 metri quadri poteva ospitare fino a 6 adulti; se il 7° voleva trasferirsi non era possibile. Tutto qua. Quando la misura fu messa in atto c’erano anche 15 o 20 in 90 metri quadri e anche meno. A tutto ciò si deve aggiungere la mancanza di posti di lavoro e la depressione economica del settore industriale.
Nonostante tutte le limitazioni, dal 2001 al 2007, il saldo migratorio della Città dell’Avana resta in positivo con circa 5.400 persone in più al anno; un tasso di +0,25, che non è poco.
Giuseppe ha ragione, ancora restano sbilancia che assieme alle proibizioni non fanno altro che generare favelle. In Cuba ci sono. Non sono così grandi, stesse e disagiate, però ci sono: Fanguitos, Palo Cagao, Puente Negro ed altri. Non sono comunque invenzione castrista e oggi accolgono infinitamente meno persone rispetto al periodo pre rivoluzionario.
Nella capitale si concentra il 46% del valore della produzione mercantile, il salario statale è 3% superiore alla media nazionale e 14% superiore al peggio delle province (Guantánamo), il 44% delle inversioni (nel 2001 era il 53%). Come si vede, gli sbilanci già esistenti, aumentati nel Periodo Speciale, restano e – secondo me – non potranno essere risolti nell’immediato.
Giuseppe, mi ha fatto ridere l’amuleto anti-posto blocco. Quando noi cubani vogliamo dire sciocchezze, c’è la mettiamo proprio tutte!
Rissate a parte, parlo della migrazione interna; anche questa manipolata. E quando mai!
I motivi principali sono quelli che ben menzioni: evitare la concentrazione e l’atrofia urbana e lo sbilancio economico e, di conseguenza, sociale.
Dai primi anni lo sviluppo si spostò fuori dell’Avana in detrimento di questa. Il risultato si vede a colpi d’occhio. Indipendenti agli impegni, la popolazione urbana passò da poco più del 50% all’attuale 75%. La città in ogni modo attira con le sue maggiori potenzialità e opportunità. In parallelo, nella campagna i contadini isolati si accorparono (o furono accorpati) in nuclei rurali o nei paesini vicini.
Con il Periodo Speciale le cose cambiarono perché non cera modo di incentivare niente, perché non cerano incentivi. L’emigrazione presse volo dai primi momenti. Prevedendo la situazione, ad inizio degli anni 90, si costruirono varie comunità agricole nella provincia dell’Avana sotto regime cooperativo, con l’obbiettivo esplicito di stimolare il trasferimento dei cittadini della capitale. Invece, accade un’altra cosa: la maggioranza dei nuovi inquilini non della capitale se non delle province orientali.
Il risultato è che oggi Città dell’Avana ha una densità di 2.991 abitanti per chilometro quadro, mentre la media del paese è 102.
Le proibizioni d’emigrazione interna non sono così come si dice. Qualunque persona era (ed è) libero d’emigrare alla Città dell’Avana o a qualsiasi posto sempre che trovasse le condizioni abitative adeguate, espresse (ridottivamente) in metri quadri a persona. Per esempio, una casa di 90 metri quadri poteva ospitare fino a 6 adulti; se il 7° voleva trasferirsi non era possibile. Tutto qua. Quando la misura fu messa in atto c’erano anche 15 o 20 in 90 metri quadri e anche meno. A tutto ciò si deve aggiungere la mancanza di posti di lavoro e la depressione economica del settore industriale.
Nonostante tutte le limitazioni, dal 2001 al 2007, il saldo migratorio della Città dell’Avana resta in positivo con circa 5.400 persone in più al anno; un tasso di +0,25, che non è poco.
…Giuseppe ha ragione, ancora restano sbilancia che assieme alle proibizioni non fanno altro che generare favelle. In Cuba ci sono. Non sono così grandi, stesse e disagiate, però ci sono: Fanguitos, Palo Cagao, Puente Negro ed altri. Non sono comunque invenzione castrista e oggi accolgono infinitamente meno persone rispetto al periodo pre rivoluzionario.
Nella capitale si concentra il 46% del valore della produzione mercantile, il salario statale è 3% superiore alla media nazionale e 14% superiore al peggio delle province (Guantánamo), il 44% delle inversioni (nel 2001 era il 53%). Come si vede, gli sbilanci già esistenti, aumentati nel Periodo Speciale, restano e – secondo me – non potranno essere risolti nell’immediato.
…
sarà, ma a me, nonostante mi dica agnostico, quell’Amuleto mi aveva convinto davvero.
Grazie delle utili info, chissà se le cooperative agricole vicino alla capitale in questi 15anni han sviluppato un sistema di scambio con la stessa, diretto magari…
g,
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sulla gestione di un’area metropolitana come quella di l’Havana ci son da aprofondire molte tematiche a molti livelli, con stime ufficiali e non, rispetto alla situazione abitativa ed alla qualità dei servizi urbani di base, alla sovrapopolazione di alcuni barrios che ha portato ad abitare anche gli scantinati,,, certo nn è facile ed è migliore che in molte altre capitali latine, ma magari aspettiamo un post di Yoani sull’argomento…
g,
hagpuqlj…
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