Archivo de 15 Diciembre 2008

 

Mentre si preparano documentati dossier sui cinquant’anni della Rivoluzione Cubana, ci domandiamo poco se l’evento celebrato sia il compleanno di una creatura viva o solo l’anniversario di un evento accaduto. Ricordo a chi me lo chiede che le rivoluzioni non durano mezzo secolo. Alla fine si divorano da sole, producono autoritarismo, controllo e immobilità. Finiscono sempre perché vogliono diventare eterne. Muoiono perché vogliono conservarsi senza cambiare.

Ciò che ha avuto inizio quel primo gennaio - secondo molti - è morto e sepolto da diversi anni. La discussione si svolge soltanto intorno alla data di celebrazione del funerale. Secondo Reinaldo (http://desdecuba.com/reinaldoescobar/), è morta nell’agosto del 1968 quando il nostro barbuto comandante ha applaudito l’ingresso dei carri armati a Praga. Mia madre ha visto agonizzare la Rivoluzione mentre pronunciavano la sentenza di morte per il generale Arnaldo Ochoa. Marzo 2003, con i suoi arresti e giudizi sommari, è stato l’ultimo respiro raccolto da alcuni ostinati che la credevano ancora viva.

Io l’ho conosciuta cadavere, ve lo posso dire. Sono nata nel 1975, in quel periodo la sovietizzazione aveva cancellato tutta la spontaneità e non restava niente della ribellione che ricordavano i vecchi. Non c’erano più capelli lunghi ed euforia popolare, ma epurazioni, doppia morale e delazioni. Gli amuleti con cui erano scesi dalla montagna erano già stati abbandonati e quei soldati della Sierra Maestra, si erano trasformati in seguaci del potere.

Il resto è stato una prolungata veglia funebre di ciò che avrebbe potuto essere, i ceri accesi di un’illusione che ha coinvolto parecchie persone. Questo gennaio la defunta compie un nuovo anniversario, avrà fiori, evviva e canzoni, ma nessuno riuscirà a tirarla fuori dal pantheon per farla vivere ancora. Lasciamola riposare in pace e cominciamo prima possibile un nuovo periodo: più breve, meno altisonante, più libero.  

 

 

Traduzione di Gordiano Lupi

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