Archivo de 14 Octubre 2008

 

In questi giorni i prezzi del mercato informale sono alle stelle. Un uovo è arrivato a costare l’elevata cifra di quattro pesos cubani - un terzo del salario medio di una giornata lavorativa. Ma le tasche dei compratori non sono state le più colpite; per coloro che vendono illegalmente questo prodotto, le condanne possono arrivare a due anni di privazione della libertà. Il provvedimento cerca di eliminare il traffico di queste offerte, dopo l’ecatombe provocata dagli uragani Ike e Gustav nelle fattorie avicole. Audaci commercianti della borsa nera vengono processati con giudizi sommari che servono da monito per coloro che mercanteggiano illegalmente con generi alimentari, materiali da costruzione e medicine.

La nostra polizia - a lungo addestrata per scoprire carne di manzo, formaggio, gamberoni e latte in polvere - adesso è sulle tracce anche delle uova. Il risultato più immediato di questa nuova scorreria è la scomparsa di certi prodotti che arrivavano soltanto grazie ai venditori che bussavano alle nostre porte. In questi giorni, strillare “Uovaaaa” può essere più pericoloso che gridare una parola d’ordine antigovernativa. Via, non esageriamo, le idee sono sempre state represse più duramente. 

La nuova ondata contro il mercato informale ci ha permesso di risolvere l’indovinello su “Chi fu il primo?”. Adesso sappiamo che al principio ci fu l’uovo, dopo arrestarono i venditori di dolci casalinghi, più tardi furono processati coloro che protestavano per l’elevato prezzo del combustibile e finalmente la punizione arrivò a coloro che raccontarono la carenza di prodotti nei mercati agricoli. Quando arriverà il turno di coloro che trafficano con la gallina, le condanne supereranno il conto di una vita umana.

 

Traduzione di Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

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Giovedì è stata proiettata per la prima volta in tutta l’Isola una pellicola cubana sulla guerra d’Angola. Fuori dei cinema le coppiette hanno preferito cambiare direzione e appartarsi in un luogo oscuro, perché la campagna cubana in Africa desta poco interesse. Il film arriva con un ritardo più che ventennale e affronta una storia che presenta ancora aspetti poco chiari. Kangamba avrebbe provocato lunghe file e appassionati commenti sulla fine degli anni Ottanta; ma, in questo periodo storico, poche persone hanno voglia di ricordare l’accaduto.

La battaglia cubana nelle terre angolane è stata la guerra più lunga della storia di Cuba. Quindici interminabili anni combattendo in terra straniera, uccidendo o facendosi uccidere per gente che neppure sapeva dove si trovasse questa Isola. Erano i tempi in cui il Cremlino proiettava la sua ombra su Cuba, dipendevamo così tanto da lui che i nostri governanti non esitarono a unirsi alla sua campagna contro l’UNITA. La geopolitica traccia queste dure prove per i piccoli paesi che orbitano attorno ai grandi imperi.

Ricordo che durante tre lustri di conflitto non ebbe luogo in nessuna piazza pubblica una protesta di madri cubane per non mandare i loro figli al fronte. Nessuno pubblicò sui mezzi di informazione la domanda che tutti sussurravamo: “Cosa ci facciamo in Angola?” e tanto meno un movimento pacifista riempì di colombe bianche qualche luogo di reclutamento. Eravamo più docili come cittadini di come siamo oggi e fu così che ci portarono a morire e a uccidere senza sapere bene quello che facevamo. Oggi siamo informati di ogni perdita che soffre l’esercito nordamericano in Iraq, ma ricordo ancora il segreto sul numero di soldati cubani caduti durante la guerra angolana. Venivamo a sapere che il vicino di casa aveva perso un fratello o che il collega di lavoro ritornava senza una gamba, ma la stampa suonava soltanto la sinfonia della vittoria. I morti venivano commemorati nell’intimità delle famiglie che non comprendevano bene che cosa ci facessero i loro figli all’altro lato dell’Atlantico. Rimasero i loculi nel cimitero, le foto incorniciate nelle sale familiari, i vasi di fiori ricolmi a ogni anniversario e i lunghi discorsi di chi aveva visto la guerra solo da lontano, ma nessuno seppe rispondere con chiarezza alla domanda: “Che cosa ci facevamo noi cubani in Angola?”

 

Traduzione di Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

 

Nota del traduttore: Ho affrontato il tema della guerra d’Angola per scrivere un romanzo noir ambientato tra l’Africa e L’Avana, un testo che dovrebbe uscire nel 2009 per un editore italiano. Ai fini della comprensione del post di Yoani basti sapere che nella guerra d’Angola esisteva un situazione complessa. L’UNITA, sostenuta dal Sudafrica, era forte nella zona di Namibe, mentre il governo centrale di Dos Santos - da Luanda - appoggiava le forze indipendentiste dello SWAPO che volevano liberare la Namibia. Lo SWAPO riceveva aiuti militari e denaro da Luanda per continuare la guerra contro il Sud Africa per liberare la Namibia. I Sudafricani intanto bombardavano l’Angola meridionale e facevano rapide incursioni contro i cubani a sostegno della guerriglia che portavano avanti i ribelli dell’UNITA. Dietro a tutto questo c’erano i soliti giochi politici alle spalle dei disgraziati. La CIA sosteneva l’UNITA e un pazzo criminale come Savimbi, mentre il KGB spalleggiava il MPLA e il capo di stato Dos Santos. I cubani dovevano difendere un territorio infido: il sud dell’Angola sconvolto dalla guerriglia. Per capire la guerra d’Angola è necessario approfondire le motivazioni storico - politiche che portano a considerare la partecipazione di Cuba come conseguenza dell’alleanza storica con l’Unione Sovietica. Difficile farlo capire alle madri dei figli che tornavano morti, impazziti e mutilati… (Gordiano Lupi)

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