Archivo de Abril 2008

Questa domenica, durante il notiziario, il presidente della Centrale dei Lavoratori di Cuba annunciava un Primo Maggio che mettesse in mostra la “fantasia creatrice” del nostro popolo. Le sue parole erano accompagnate dalle note immagini di migliaia di persone che sfilavano in una piazza piena di cartelli, bandiere e magliette multicolori. Nel vedere tanta esuberanza, sono tornati i miei vecchi dubbi su dove vengono confezionati tutti questi elementi vistosi che risplendono sotto il sole di maggio.

Se diamo retta alle parole di Salvador Valdés Mesa, sarebbero cittadini volontari che disegnano, pitturano e colorano poster e vestiti. Senza dubbio, tutti sappiamo che non è possibile comprare in pesos cubani - la moneta con la quale si riscuotono i salari - né una bandiera cubana, né pittura a olio o acrilica e ancora meno camicette o cappelli. Neppure si può acquistare legalmente una stampante per comporre le lettere perfette che esibiscono i manifesti della mobilitazione. Da dove vengono, quindi, i cartelli che pretendono essere frutto della spontaneità popolare?

Conosco la risposta e sappiate che non è per niente vicina allo slancio di un operaio che scrive le sue domande su una tela. Neppure somiglia alla decisione di un sindacato autonomo che organizza striscioni perché i suoi membri esigano migliori orari di lavoro. La maggioranza di questi cartelli sono orientati e disegnati da quelli che li ammirano “incantati” dalla tribuna. Essi sanno bene che se lasciassero fare davvero i cartelli ai lavoratori, probabilmente direbbero altre cose.

Traduzione di Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi

Amministrazione tecnica di Sacha Naspini – www.sachanaspini.eu

 

 

Nota del traduttore. Il titolo richiama un son tradizionale cubano intitolato De dónde son los cantantes. Il testo di Yoani è un’analisi pacata e coraggiosa della realtà cubana, diretta dall’alto in ogni momento della vita, priva di spontaneità, come buona regola di una dittatura. Il primo maggio è un momento importante soltanto per il regime che glorifica se stesso. Il popolo partecipa alla manifestazione perché obbligato, ragazzini sventolano bandierine e recitano discorsi mandati a memoria, operai sfilano distrattamente, perché se non lo facessero perderebbero il posto di lavoro. Questo resta del sogno di Guevara…

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Abito un’utopia che non è la mia. Davanti a essa, i miei nonni si sacrificarono e i miei genitori consegnarono i loro migliori anni. Io, la porto sopra le spalle senza potermela scrollare di dosso.

Alcuni che non la vivono tentano di convincermi - da lontano - che devo conservarla. Senza dubbio, risulta alienante vivere un’illusione estranea, accollarsi il peso di ciò che altri sognarono.

A coloro che mi imposero - senza consultarmi - questo miraggio, voglio avvertirli, da subito, che non penso di lasciarlo in eredità ai miei figli.

Traduzione di Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi

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Nella secondaria dove studia mio figlio abbiamo fatto una riunione di genitori che è durata tre ore e per poco non è finita in rissa. La direttrice del centro scolastico ha letto la Risoluzione 177 del Ministero della Educazione approvata lo scorso dicembre, dove si stabilisce che l’andamento scolastico non sarà più determinante al momento di proseguire gli studi nell’insegnamento superiore. Coloro che hanno i voti più alti non saranno premiati con i migliori posti nel preuniversitario di scienze esatte, scuole d’arte o istituti tecnici di informatica, ma il setaccio della selezione beneficerà i più “integrali”.

 

La vecchia graduatoria che si confezionava a cominciare dai giudizi accumulati durante i tre corsi della secondaria non esiste più. Al suo posto, il professore ha il potere di assegnare - a suo piacere - qualsiasi specialità agli studenti. I nove parametri che, secondo il nuovo metodo classificatorio, costituiscono l’integralità di un giovane sono:

 

1 - Assistenza e puntualità

2 - Attitudine al lavoro

3 - Attitudine allo studio

4 - Disciplina

5 - Uso adeguato dell’uniforme e degli attributi pionerili

6 - Manifestazioni e attività politico - patriottiche

7 - Partecipazione alle attività culturali e sportive

8 - Attenzione alla proprietà pubblica e all’ambiente

9 - Relazioni umane

 

Il punto sei è sufficiente per mettere in allarme, perché concima il terreno dove cresceranno vigorosi l’opportunismo e la simulazione.

 

L’inquietante riunione si è tenuta contemporaneamente al Congresso della UNEAC (Unione degli Scrittori Cubani - ndt), nel quale vari delegati hanno criticato lo stato dell’educazione cubana e della formazione dei valori. Da un lato, si pretende che si promuova il talento e la creatività e dall’altro, i ferrei limiti dell’ideologia isolano chi la pensa in modo differente.

 

Non mi preoccupo tanto per mio figlio, perché nei due anni che gli restano per accedere a un altro livello di insegnamento può essere che l’impopolare disposizione non esista più. Senza dubbio, mi spaventa una Nazione dove non si premia il talento, ma la fedeltà ideologica; dove uno studente che partecipa a una dimostrazione politica, può essere considerato superiore a chi padroneggia le materie di studio; dove le proprie istituzioni scolastiche indicano, come il più affascinante, il cammino delle maschere.

 

Traduzione di Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi

Amministrazione tecnica di Sacha Naspini – www.sachanaspini.eu

 

Nota del traduttore. Ecco la tanto magnificata scuola cubana, conquista della Rivoluzione e vanto del regime insieme alla sanità. Una scuola che a noi italiani dovrebbe ricordare qualcosa, se abbandoniamo ideologie e preconcetti. In Italia abbiamo vissuto il periodo fascista e un’educazione che metteva in primo piano proprio i nove punti indicati da Yoani. I bambini vestivano l’uniforme dei Balilla e delle Piccole Italiane, dovevano tenerla in ordine, partecipare ad attività sportive e politiche. La Guardia Pioneril cubana è la stessa cosa, anche se la divisa che indossano i ragazzini viene propagandata come uno strumento di eguaglianza. L’educazione fascista si ispirava agli stessi criteri di quella comunista. A Cuba si impara a leggere pronunciando la F di Fidel, da noi si apprendeva che la D era il suono per Duce. Fedeltà ideologica, integrità, seguire le idee dominanti senza uscire dal solco tracciato, perché è l’aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende. La scuola cubana è al servizio del regime, un’arma importante per rendere conformiste le coscienze e annullare i desideri deviazionisti.

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