Questa domenica, durante il notiziario, il presidente della Centrale dei Lavoratori di Cuba annunciava un Primo Maggio che mettesse in mostra la “fantasia creatrice” del nostro popolo. Le sue parole erano accompagnate dalle note immagini di migliaia di persone che sfilavano in una piazza piena di cartelli, bandiere e magliette multicolori. Nel vedere tanta esuberanza, sono tornati i miei vecchi dubbi su dove vengono confezionati tutti questi elementi vistosi che risplendono sotto il sole di maggio.
Se diamo retta alle parole di Salvador Valdés Mesa, sarebbero cittadini volontari che disegnano, pitturano e colorano poster e vestiti. Senza dubbio, tutti sappiamo che non è possibile comprare in pesos cubani - la moneta con la quale si riscuotono i salari - né una bandiera cubana, né pittura a olio o acrilica e ancora meno camicette o cappelli. Neppure si può acquistare legalmente una stampante per comporre le lettere perfette che esibiscono i manifesti della mobilitazione. Da dove vengono, quindi, i cartelli che pretendono essere frutto della spontaneità popolare?
Conosco la risposta e sappiate che non è per niente vicina allo slancio di un operaio che scrive le sue domande su una tela. Neppure somiglia alla decisione di un sindacato autonomo che organizza striscioni perché i suoi membri esigano migliori orari di lavoro. La maggioranza di questi cartelli sono orientati e disegnati da quelli che li ammirano “incantati” dalla tribuna. Essi sanno bene che se lasciassero fare davvero i cartelli ai lavoratori, probabilmente direbbero altre cose.
Traduzione di Gordiano Lupi – www.infol.it/lupi
Amministrazione tecnica di Sacha Naspini – www.sachanaspini.eu
Nota del traduttore. Il titolo richiama un son tradizionale cubano intitolato De dónde son los cantantes. Il testo di Yoani è un’analisi pacata e coraggiosa della realtà cubana, diretta dall’alto in ogni momento della vita, priva di spontaneità, come buona regola di una dittatura. Il primo maggio è un momento importante soltanto per il regime che glorifica se stesso. Il popolo partecipa alla manifestazione perché obbligato, ragazzini sventolano bandierine e recitano discorsi mandati a memoria, operai sfilano distrattamente, perché se non lo facessero perderebbero il posto di lavoro. Questo resta del sogno di Guevara…




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